Ieri sera, nel posticipo della 10.ma giornata di Serie A tra Lazio e Cagliari, Stefano Mauri ha messo a segno il gol del momentaneo 1-0, il 48esimo centro della sua carriera. Con Hamsik (70) e Pirlo (55), il capitano biancoceleste è il terzo centrocampista più prolifico in attività, ma qualcosa ieri sera gli ha rovinato la serata. Felice per il 4-2 rifilato alla squadra di Zeman, Mauri è stato sottoposto al termine della gara ad un controllo antidoping mirato, poiché era già stato fermato per un turno in seguito all’assunzione di cortisone per curare una forte tonsillite. La sostanza assunta dal capitano della Lazio è legittimamente utilizzabile per fini terapeutici, ma vietata ai calciatori. Per tal motivo, il Coni lo aveva fermato per non farlo incappare in una squalifica per doping.

Una volta debellata la tonsillite con antibiotici e antinfiammatori, Mauri ha saltato la gara contro il Verona, ma è tornato a disposizione ieri sera, ma il la procura antidoping del Coni ha voluto ugualmente vederci chiaro e verificare se i farmaci assunti dal centrocampista di Lotito fossero stati effettivamente smaltiti. Un controllo di routine in questi casi, che però non sarebbe stato gradito né dal calciatore, né dalla società, che ufficialmente non commenta l’accaduto.

Secondo quanto riferisce ‘Sportmediaset’, pare che la Lazio si aspettasse quantomeno una comunicazione prima della partita: il controllo mirato è stato quasi avvertito come una mezza ‘trappola’ da parte del Coni nei confronti della società di Lotito. Il patron biancoceleste, infatti, è rimasto sorpreso visto che Mauri è sceso in campo solo in seguito all’OK del Comitato esenzione a fini terapeutici del Coni. Nella capitale c’è l’impressione che il capitano della Lazio, dopo l’arresto e il conseguente rilascio per le vicende relative al calcioscommesse, sia rimasto sempre sotto la lente d’ingrandimento della giustizia sportiva.

Riproduzione riservata © 2023 - CALCIOBLOG

ultimo aggiornamento: 04-11-2014


Real Madrid: il Santiago Bernabeu cambia nome, ecco come si chiamerà

Serie A, gli attaccanti ancora a secco: da Palacio fino a El Shaarawy, è crisi di gol