Lite Ibra-Lukaku, parla lo svedese: “Non sono razzista”

L’attaccante del Milan ha respinto le accuse di razzismo nate dal diverbio con il belga dell’Inter. Attesa la decisone del giudice sportivo

Zlatan Ibrahimovic rompe il silenzio: “Nel mio mondo non c’è spazio per il razzismo. Siamo un’unica razza, siamo tutti uguali. Siamo tutti giocatori, alcuni migliori di altri“. Respinge le accuse e lancia una frecciatina a Romelu Lukaku, l’altro protagonista della rissa sfiorata a San Siro ieri sera, nel match di Coppa Italia (e apostrofato dallo stesso svedese come “piccolo asino“). Ora resta da aspettare la decisione del giudice sportivo, che si baserà innanzitutto sul referto della terna arbitrale e poi, eventualmente, sulla prova tv (che può essere richiesta dal Procuratore federale solo se i referti di arbitri e ispettori vengono giudicati incomppleti). Le prime indiscrezioni, riportate da La Gazzetta dello Sport, parlano di un referto “innocuo”, in cui non si fa riferimento a materiale particolarmente scottante. In questo caso, dunque, si procederebbe con una squalifica “classica”, di un turno sia per lo svedese (espulso per doppia ammonizione) che per il belga, fermato perché, da diffidato, è stato ammonito proprio durante il diverbio con Ibrahimovic. La decisione potrebbe arrivare il 29, data in cui si chiude il turno di Coppa Italia.

L’episodio di San Siro

Che non si fossero mai amati, in fondo, si sapeva. Zlatan Ibrahimovic e Romelu Lukaku hanno acceso il derby di Coppa Italia giocato ieri (e vinto dall’Inter 2-1) non per i gol, di cui tutti sembrano essersene già dimenticati, ma per la rissa – verbale, di poco non fisica – scatenata a fine primo tempo. Se non sorprende vedere lo svedese battibeccare con gli avversari (appena tre giorni prima aveva zittito Zapata dell’Atalanta, sottolineando come il numero di gol da lui segnati sia superiore alle partite giocate dal colombiano), è forse la prima volta che vediamo il belga dell’Inter perdere le staffe in quel modo. Il perché, con gli stadi vuoti che danno a tutti la possibilità di sentire ciò che si dicono i giocatori, è presto detto.

Ma come si è arrivati fino a quel punto? Dopo uno scontro di gioco con Romagnoli, Lukaku inizia a discutere col difensore del Milan. Interviene anche Saelemaekers, gli animi si scaldano e il belga non sembra voler lasciar cadere la discussione. A quel punto interviene Ibrahimovic, i due vanno testa a testa e vengono separati dai compagni. Lo svedese però colpisce l’attaccante nerazzurro sul personale: “Chiama tua mamma, vai a fare i tuoi riti vodoo di m… piccolo asino!“. Lukaku non ci sta e sbotta: “Vuoi parlare di mia madre? Perché? I fuck you and your wife“. I due sono ormai parecchio lontani, ma ci vogliono tutti i compagni e gli staff tecnici delle squadre per tenerli a distanza, mentre gli insulti continuano e Ibra invita Lukaku a rientrare negli spogliatoi.

I riti vodoo e le scommesse

Ma perché lo svedese ha tirato in ballo i riti vodoo e la madre del belga? L’episodio risale al 2017, quando Lukaku giocava nell’Everton. Il presidente della sua squadra di Liverpool, Farhad Moshiri, annunciò che l’attaccante non avrebbe rinnovato il contratto perché “ha chiamato sua madre, che era in pellegrinaggio in Africa o non so dove. E per qualcosa legato al voodoo gli ha detto che doveva andare al Chelsea“. Caso volle che poi Lukaku lasciò sì l’Everton, ma per andare al Manchester United, dove per una stagione è stato compagno proprio di Ibrahimovic. Durante un allenamento, lo svedese gli propose una scommessa: “Facciamo così, ti dò 50 sterline per ogni volta che stoppi un pallone“. “E se li stoppo tutti che mi dai?”, la risposta di Romelu. “Niente, ti rendo solo un giocatore migliore“, la chiusa di Zlatan. Lukaku non accettò mai, ma l’aneddoto è significativo dei rapporti non proprio idilliaci tra i due. Curioso che Ibrahimovic, per provocarlo, abbia citato proprio quell’episodio, sapendo quanto il belga sia legato alla madre (“la persona più importante della mia vita“, ha ripetuto ogni volta che ha potuto). Una provocazione riuscita a metà e costata a Ibra un cartellino giallo pesantissimo, visto che a inizio secondo tempo è stato poi espulso per doppia ammonizione. La partita, che a quel punto era sull’1-0 per il Milan grazie proprio a un gol di Ibrahimovic, è stata ribaltata da un rigore di Lukaku e da una magia di Eriksen su punizione.

Le reazioni

Per quanto l’episodio sia stato classificato come “una cosa che inizia e finisce in campo” da allenatori e giocatori delle due squadre a fine gara (e anzi, Conte si è detto felice della “cattiveria” mostrata da Lukaku), il tutto è stato ampiamente commentato e ricommentato sul web e sui giornali. Così, ad esempio, il giornalista del Corriere della Sera Tommaso Labate (tifoso dell’Inter) ha chiesto una “maxi squalifica” per lo svedese, augurandosi che chiuda “la carriera come Zidane, con un’espulsione”. Anche il quotidiano La Stampa, nel parlare dell’episodio, ha classificato come “frasi razziste” quelle di Ibrahimovic.

 

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