Progetti e ambizioni di James Pallotta, il presidente italo-americano della Roma, avranno uno snodo fondamentale quando egli stesso in prima persona presenterà al sindaco della capitale Ignazio Marino il progetto per il nuovo stadio della formazione giallorossa; tra risultati sportivi ben auguranti per il futuro prossimo, un aumento di capitale di circa 100 milioni di euro e la fiducia incondizionata per almeno un triennio al duo Sabatini – Garcia, la proprietà a stelle e strisce è lanciatissima verso l’obiettivo di rendere il marchio Roma uno dei più importanti e riconoscibili nel mondo, da cui la necessità, come detto, di avere un impianto moderno, funzionale e suggestivo.

Direttamente dagli Stati Uniti ieri Pallotta ha svelato alcune anticipazioni di come sarà la casa della Roma, a detta del presidente una struttura polifunzionale che non ha precedenti nel Vecchio Continente ma che in qualche modo potrebbe fare il pari con quanto già esistente in alcune città americane con un occhio al modello newyorkese del Madison Square Garden. I progettisti (con Dan Meis in prima fila) stanno ultimando le ultime carte da presentare a Marino, la deadline di dicembre era stata procrastinata di qualche mese, ora si parla di fine marzo dove istituzioni, cittadini e tifosi potranno conoscere i dettagli del nuovo stadio della Roma che potrebbe ricordare il Colosseo dall’esterno (è un’idea), costruito in zona Tor di Valle con tanto di svincolo dedicato sul Raccordo Anulare e fermata metro col suggestivo nome “Curva Sud“.

Nelle parole di James Pallotta si può intravedere il desiderio di cominciare quanto prima il tortuoso e complesso iter:

“Lo presenteremo a fine marzo. Modernissimo, pieno di tecnologia. Vedrete: in Europa non c’è nulla di simile. C’è qualcosa negli Usa: a San Francisco e Kansas City. Sarà una struttura modulare che potrà essere adattata a manifestazione da 15, 25 o 45 mila spettatori. Ne faremo almeno 200 l’anno, partite comprese: concerti, rugby, anche un festival del jazz. I rapporti con sindaco? Buonissimi, ha vissuto e lavorato per molti anni negli Stati Uniti. Comprende benissimo il valore di un’opera che arricchisce la città, offre nuove opportunità e nuovo lavoro e non costerà nulla al contribuente: tutti soldi privati. Di banche italiane? No, istituzioni finanziarie americane. Ne parleremo alla presentazione ufficiale dello stadio a fine marzo”.

Va bene i progetti, ma quando sarà effettivamente pronto? “Dipende da quando cominceranno i lavori. Iniziando ad agosto, potremmo farcela in due anni” ha chiosato il numero uno giallorosso. E, neanche a dirlo, cresce la febbre del popolo romanista che potrebbe insediarsi nella nuova “casa” a partire dalla stagione 2016/17. Ma occhio, cinque anni fa, con Alemanno sindaco e Rosella Sensi presidente fu già presentato un progetto che poi rimase nel cassetto: che gli americani questa volta facciano sul serio?

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ultimo aggiornamento: 28-02-2014


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