Violentissimi scontri si sono verificati al termine dell’incontro tra Fenerbahce e Galatasaray terminato 0-0. Già durante il match il nervosismo era piuttosto evidente tra i giocatori. Il risultato ha permesso ai giallorossi di Istanbul di vincere il titolo turco provocando l’incontrollata rabbia dei tifosi avversari. Un morto e 36 feriti è il tragico bilancio degli incidenti. Il morto è Kemal Ayci, 40 anni, che è stato ucciso da un colpo di pistola accidentale a Giresun (nel nord-ovest del Paese) sparato da un tifoso ancora non identificato.
A Istanbul al termine della partita e dei tafferugli 59 persone sono state arrestate, tre queste anche dodici minori, che sono stati poi riconsegnati ai genitori. Nove mezzi della polizia, sei ambulanze, un veicolo dei vigili del fuoco e 85 bus sono rimasti danneggiati. Danneggiato gravemente anche lo stadio dai supporter inferociti.
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Il Galatasaray ha chiuso la stagione regolare come vera protagonista della Superliga turca: prima con nove punti di vantaggio sul Fenerbahce, i giallorossi (che l’anno passato chiusero all’ottavo posto) affronteranno i play-off per il titolo da favoritissimi e nell’ultimo match di campionato contro il retrocesso Manisaspor è andato in gol addirittura il portiere Fernando Muslera su calcio di rigore (dopo il salto il video), partita vinta dalla squadra allenata da Fatih Terim per 4-0. Proprio nell’ultimo match di campionato non ha giocato Felipe Melo, 10 gol stagionali e assoluto protagonista del centrocampo dei Leoni di Istanbul; non è stata scelta tecnica, quanto provvedimento disciplinare dopo la rissa che lo ha visto coinvolto meno di una settimana fa col compagno di squadra Albert Riera.
Al termine dell’allenamento, infatti, il brasiliano ha avuto un pesante alterco con l’ex giocatore del Liverpool, discussione degenerata in rissa con lo spagnolo che ha avuto la peggio (sopracciglio aperto e trasporto in ospedale per Riera). Fatih Terim, arrabbiatissimo per l’accaduto, ha allontanato i due dalla squadra, li ha multati e non li ha convocati per la partita dell’8 aprile contro il Manisaspor; così Felipe Melo, che all’inizio aveva negato il contatto fisico col collega, ieri ha sviscerato tutto davanti alle telecamere, risultando molto provato per l’accaduto:
“A casa ho pianto. Ho parlato con lui, gli ho chiesto scusa. Gli amici, i tifosi, gli allenatori sono tutte persone importanti per me. Sono venuto qui in Turchia per scrivere una bella storia. Non sono una persona che litiga con i propri amici. È successo soltanto una volta nella mia carriera e sarà anche l’ultima. Non ho dubbi su questo”.
Di fatto però questo episodio, non di poco conto, ha amplificato i dubbi che la dirigenza del Galatasaray aveva sull’ex juventino: da Istanbul valutavano già un paio di settimane fa troppo esoso il riscatto fissato l’estate scorsa a 13 milioni di euro, giocando al ribasso con Marotta e collaboratori. La Juve, dal canto suo, non può permettersi di “svendere” un giocatore pagato appena nel 2009 ben 25 milioni di euro, con un contratto che lo lega alla Vecchia Signora per altri 2 anni (scadrà nel 2014 il quinquennale su cui appose la firma ormai tre anni fa). Così radiomercato, complice anche l’ultima follia di Melo, fa trapelare l’indiscrezione che a fine campionato tornerà a Torino, a meno che i bianconeri non facciano uno sconto cospicuo ai turchi (lo vogliono a meno di 10 milioni). Quale sarà dunque il suo futuro?
Fernando Muslera, portiere del Galatasaray ex estremo difensore della Lazio e numero uno della nazionale uruguaiana, ha segnato il primo gol nella sua carriera calciando un rigore nella sfida contro il Manisaspor. Il portiere si è lasciato scappare un sorriso all’ ‘83 quando si è presentato dal dischetto e, sostenuto dalla curva dei tifosi giallorossi, con grande freddezza ha spiazzato il collega avversario.
A fine partita Muslera ha commentato l’anomalo episodio ai microfoni della stampa turca (intervista riportata da calcio.attualissimo.it):
“Questo è il primo gol della mia carriera. Durante la battuta del rigore, i tifosi mi hanno sostenuto in un modo incredibile, li ringrazio tanto. Ho voluto provare a calciare e per fortuna è andata bene. Sono davvero contento per questo gol. Di solito il rigore viene calciato da un attaccante, quasi mai da un portiere, ma questa volta i miei compagni sono stati generosi e hanno deciso di farlo battere a me. Li voglio davvero ringraziare per avermelo fatto tirare, spero in futuro di segnare altri gol”.
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Diego Forlan e l’Inter, una storia d’amore nata male e che potrebbe finire dopo appena un anno passato tra infortuni, prestazioni opache e, ad oggi, la miseria di due gol in 16 presenze (di cui 14 in campionato). Domenica scorsa, poi, l’uruguaiano si sarebbe rifiutato di entrare in campo durante la partita del Meazza dei nerazzurri contro l’Atalanta, un episodio che il pompiere Claudio Ranieri ha subito fatto rientrare gettando acqua sul fuoco ai microfoni di Mediaset Premium: “Era ancora stanco per la gara di Champions, non è vero che s’è rifiutato di entrare. Gli avevo chiesto un determinato lavoro una volta entrato in campo e non era in grado di svolgerlo“.
Nonostate il mister interista abbia dato questa spiegazione all’accaduto, in molti hanno storto il naso e così Forlan si è sentito in dovere di placare definitivamente le polemiche rilasciando una lunga dichiarazione a Inter Channel, in cui ribadisce il rispetto che nutre nei confronti della società e dei tifosi:
“Si possono dire tante cose, ma adesso per me è importante che la gente sappia una cosa e cioè che l’informazione che è stata data da parte della stampa è stata sbagliata. Ripeto, io ho rispetto per i tifosi per l’Inter, per la maglia e non sono venuto qui a fare qualcosa di sbagliato. È vero questo non è un buon momento, ma io voglio fare bene, voglio entrare in campo, segnare tanti gol e aiutare la squadra. Se devo scusarmi, perché qualcuno crede che abbia sbagliato, mi scuso, posso sbagliare anche io, ma oggi voglio dire la verità: ci sono persone cattive che sanno come approfittare di certe situazioni. Noi qui siamo tutti uniti e non c’è nessun problema. Sono consapevole del fatto che fino ad oggi non ho fatto quello che i tifosi si aspettano da me, ma ripeto ho troppo rispetto per tutti per non voler fare il meglio che c’è nelle mie possibilità. Non ho iniziato a giocare oggi, il mio curriculum parla per me e può dire che tipo di persona sono”.
L’estate scorsa Massimo Moratti sganciò 5 milioni di euro per accaparrarselo, inconsapevole di non poterlo ammirare in Champions League perché già impiegato nei turni preliminari dall’Atletico Madrid. Una leggerezza, se così si può definire, che non ha aiutato l’uruguaiano a far decollare la sua storia in nerazzurro, storia che come detto potrebbe essere giunta già al capolinea. D’altra parte le pretendenti non mancano nonostante le quasi 33 primavere dell’attaccante: dalla Turchia insistono nell’asserire che il Galatasaray farebbe carte false per portarlo ad Istanbul, del resto ci aveva già provato nello scorso calciomercato estivo. D’altra parte basta un’offerta che sia uguale o superiore ai 5 milioni pagati dall’Inter qualche mese fa: a quel punto chi potrebbe trattenere Forlan a Milano? Forse lui stesso o il futuro allenatore dell’Inter, ma al momento è più probabile che rimarrà una meteora del calcio italiano.
Foto | © TMNews

Felipe Melo ha lasciato la Juve da meno di un anno, ma a vedere il suo stato d’animo e la sua tranquillità sembra che in realtà sia passata una vita. In realtà il brasiliano è ancora di proprietà dei bianconeri, ma questo dato sembra essere destinato a rappresentare una pura formalità. Il centrocampista si è concesso una lunga intervista ai taccuini di TMW Magazine, ha parlato della sua esperienza in Turchia ma anche del suo passato, dagli inizi in Brasile fino all’approdo in Italia. I tre anni passati nel nostro paese sono stati caratterizzati da luci e ombre, con i punti più bassi della carriera vissuti proprio all’ombra della Mole. In realtà Melo non ha un brutto ricordo della sua ex squadra:
“Ne approfitto per dire una cosa: non ho mai parlato male della Juventus in vita mia. Non potrei, sono state tradotte ed interpretate male alcune mie dichiarazioni. Capitano delle annate così, capita di non vincere, ma non ho odio né rancore. La Juve è una società di grandi professionisti, con una tifoseria meravigliosa e se vinceranno nuovamente in futuro sarò il primo ad essere felice”.
Il carioca non accetta di passare per il colpevole di tutti gli insuccessi dei torinesi e difende il suo operato nei due anni in bianconero, stagioni contraddistinte spesso da feroci critiche nei suoi confronti, dalla “conquista” del poco ambito Bidone d’Oro, tutti aspetti che a quanto pare Melo non dimentica:
“Ci sono partite che ho vinto da solo, come quelle contro la Roma. Io le rivedo le gare, sempre, per correggere i miei errori. Il primo anno poi siamo partiti alla grande, ma poi ci sono stati tantissimi infortuni e davanti giocavamo anche con un giovane come Paolucci. Poi siamo crollati: tutto per colpa mia? Non si può essere prima fenomeni, poi scarsi. Ho anche vinto il Bidone D’Oro, che in Italia magari è un premio ironico, ma che in Brasile non è stato visto così e sono stato duramente attaccato e criticato. Un po’ come per Milito, insomma. Ripeto, non c’è stato equilibrio, anche e soprattutto da parte della stampa torinese ma anche da quella nazionale. Mi hanno prima esaltato e poi criticato aspramente, senza raziocinio”.
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Video - Felipe Melo, gol con il Galatasaray ed esultanza da pitbull
Il Galatasaray non ha iniziato benissimo la Süper Lig turca perdendo la prima partita 2-0 in casa dello Buyuksehir, ma si è rifatto subito superando il Samsunspor, in casa, per 3-1. Il primo gol è stato segnato da Felipe Melo.
Il centrocampista brasiliano, ceduto dalla Juventus nel calciomercato estivo con la formula del prestito e diritto di riscatto fissato a 13 milioni, ha lasciato partire una gran conclusione da lunghissima distanza che ha sorpreso il portiere avversario. Curiosa l’esultanza dell’ex juventino che ha mimato il pitbull prima di essere abbracciato dai compagni di squadra.
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La Juventus si libera di Felipe Melo. Il centrocampista brasiliano, protagonista di due stagioni a dir poco deludenti con la maglia bianconera, lascia la squadra torinese e si accasa in Turchia, al Galatasaray. La formula è quella del prestito oneroso da 1.5 milioni di euro con il diritto di riscatto da esercitare entro fine maggio 2012 al prezzo di 13 milioni.
La natura onerosa del prestito lascia presagire che la squadra turca abbia tutta l’intenzione di prelevare l’intero cartellino dalla Juventus, ma le esperienze delle ultime stagioni non lasciano tranquilli i sostenitori bianconeri che Melo sia veramente un ex juventino. Arrivato dalla Fiorentina dopo il pagamento dell’intera clausola rescissoria (21 milioni cash più i cartellini di Marchionni e Zanetti) doveva essere la colonna della Juventus “brasiliana” di Ciro Ferrara insieme ad un altro fenomeno inabissatosi nel porto delle nebbie, il mai troppo compianto (dagli avversari) Diego Ribas da Cunha.
Sarà ricordato più per i suoi attimi di follia e la sua irruenza che per la continuità e il buon rendimento, proprio quel tipo di apporto che la Juventus ora spera di trovare nel nuovo centrocampista sudamericano Arturo Vidal che ha firmato oggi il suo contratto nella sede di Corso Galileo Ferraris. La Juventus ha ancora tanti giocatori in esubero “da sistemare”, intanto si può tranquillamente affermare “fuori uno” (forse).
Molte la partite dei preliminari di Europa League giocate stasera. Oltre alla Juventus, si qualificano anche Liverpool e Galatasary (qui la lista completa delle qualificate). Gli inglesi regolano per 2-0 i macedoni dell’ FK Rabotničk. Di N’Gog e Gerrard le due reti del match. Anche all’andata il confronto terminò con lo stesso risultato. A Belgrado i turchi del Galatasaray stravincono il confronto contro l’Ofk Belgrado dopo il pericoloso 2-2 dell’andata, in terra turca. A segno prima Sarp e Kewell per i turchi, poi accorcia le distanze Nikolic per i serbi. Kewell, Turan e Batdal fissano il risultato sul 5-1.

C’era una volta la Juventus, punto di arrivo e mai sia dire che fosse invece di partenza, gloriosa casacca a striscie bianco e nere, con l’Avvocato che a Villar Perosa teneva a battesimo i nuovi arrivati con una battuta delle sue, condita dall’inconfondibile erre moscia. Dopo il terremoto del 2006, macerie dappertutto, una difficile ricostruzione e l’appeal scaduto all’improvviso, come se bastasse un sisma per cancellare lo charme di città come Roma o Venezia. Bene, a distanza di quattro anni da quella piccola grande tragedia sportiva a tinte zebrate, lo scenario non è più apocalittico come allora ma siamo comunque in una fase di stallo, con gru e cantieri aperti, con i giocatori che elmetto in testa non mollano e subiscono ancora il fascino della Vecchia Signora e altri che invece le voltano le spalle come fosse la prima arrivata.
C’è chi vuole rimanere e pare la tenga a cuore (i vari Buffon, Del Piero e Trezeguet non fanno testo, loro sono gli eroi, come i pompieri dell’undici settembre che entrarono nelle Torri Gemelle che potevano crollare da un momento all’altro), chi invece la ripudiano; ieri Tiago ha scomodato l’imponderabile andando a segno per ben due volte in una partita dei Mondiali e, raggiante, a fine partita ha ribadito che lui vuole rimanere all’Atletico Madrid: “Voglio restare in Spagna, mi sono trovato benissimo. So che l’Atletico Madrid parla con la Juventus, spero che il mio futuro sia ancora là. In Serie A il mio calcio non funziona. Io gioco per costruire, l’unica preoccupazione in Italia è fermare gli altri per lanciare l’attaccante. Non sono stato bene e non ho avuto il tempo di mostrare il mio valore“.
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