Si giocherà il prossimo 6 maggio la prima amichevole della nazionale palestinese in Europa. Molenbeek sarà la sede dell’incontro e il Brussels, squadra che milita nella seconda divisione belga, la squadra che parteciperà alla storica amichevole contro la neonata nazionale mediorientale. La Federazione palestinese è stata fondata nel 1962 ma è stata integrata nella Fifa solamente nel 1998, dopo la creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese nel 1994. Attualmente occupa la 171esima posizione del Ranking Fifa, dopo aver scalato molte posizioni fino a toccare nell’aprile 2006 la 115esima piazza.
La partita amichevole si disputerà allo stadio Edmond Machtens di Molenbeek e darà il via ad una serie di iniziative in occasione del 60/o anniversario della nascita dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi. Leila Chahid, delegata generale per la Palestina a Bruxelles durante la presentazione, sottolinea l’importanza dell’incontro: “Si tratta di un evento importante, è la prima volta che la nazionale palestinese gioca in Europa”. Imponenti saranno le misure di sicurezza adottate dalla polizia belga per una partita definita ad “alto rischio”. Il sindaco di Molenbeek, Philippe Moureaux, ha giustamente puntualizzato definendo l’evento come “sportivo” e non “politico”.
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Sivasspor probabilmente è un nome che ancora non ci dice nulla ma con molte probabilità, questa squadra, il prossimo anno prenderà parte alla fase a gironi della Champions League e ne risentiremo parlare. Infatti, in Turchia, la vetta del campionato, la Turkcell Super League, non è occupata dalle solite ricche compagini di Instanbul, il Fenerbahce, il Galatasaray o il Besiktas, quanto piuttosto da una formazione più spartana e sconosciuta proveniente dalla città di Sivas, posta nell’Anatolia Centrale. La classifica dopo 24 giornate parla chiaro e vede il Sivasspor in vetta con 49 punti, il Besiktas incollato a 48 punti, il Trabzonspor a 46 punti e successivamente le due squadre più titolate del paese a 44 punti.
Mancano 10 partite al termine della stagione e la situazione non può mutare molto facilmente perché in campo la capolista si è dimostrata spigolosa, cinica e aggressiva rispecchiando il carattere dei quasi 300.000 abitanti e tifosi presenti nel territorio di provenienza, abituati a combattere contro un clima freddo e inospitale, fieri discendenti dell’antico popolo guerriero degli Ittiti. La formazione, tra l’altro, è guidata dal tecnico Bulent Uygun, ex-giocatore del Fenerbahce, noto per i suoi atteggiamenti camerateschi e le sue simpatie nazionaliste, tant’è che ha costretto i giocatori a fare il saluto militare dopo tutte le marcature effettuate.
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Le notizie che in questi giorni arrivano dalla striscia di Gaza non sono per niente buone, sono centinaia le vittime, inutile anche stare a specificare se si tratti di innocenti o meno. Quello che importa è che in poco tempo si sta rovinando quel poco, pochissimo, che con difficoltà in tanti anni si era costruito. Il riferimento non è soltanto al processo di pace ma anche alla costruzione, materiale e non, di una parvenza di società civile.
Si è sempre detto che il calcio con la sua trasversalità è in grado di arrivare dove altri mezzi il più delle volte falliscono e la Palestina era un esempio di come grazie ad un pallone un popolo riuscisse finalmente a sentirsi un paese. Lo scorso 26 ottobre alle porte di Gerusalemme era stato inaugurato il nuovo stadio Faysal Al-HusseiniGiordania, il risultato finale, anch’esso storico, era stato di 1-1.
L’impianto era stato costruito grazie ai finanziamenti dell’organismo mondiale, poteva contenere 6000 spettatori ed era dotato di un manto erboso sintetico. Prima di questa storica giornata alla quale erano presenti tutte le maggiori autorità calcistiche e non, compreso Blatter, la nazionale aveva sempre dovuto chiedere ospitalità ai paesi vicini come l’Egitto, il Qatar e la stessa Giordania. In futuro, se la nazionale palestinese avrà la possibilità di giocare, sarà costretta nuovamente a emigrare perché i bombardamenti hanno colpito anche il nuovo stadio.

La commissione disciplinare della federcalcio spagnola alla fine si è pronunciata: tremila euro di multa e una tiratina d’orecchia, questo è quanto per chiudere almeno a livello “sportivo” la vicende di Frederic Kanouté (Fotogallery del giocatore). L’attaccante del Siviglia mercoledì scorso ha siglato il gol del 2-0 degli andalusi sul Deportivo La Coruna; dopo il gol ha pensato bene di mostrare una maglia nera con la scritta “Palestina“, ripetuta poi in diverse lingue, un modo per essere solidale al popolo palestinese in questi giorni al centro di uno scontro sanguinolento con gli israeliani. Nato in Francia da padre Maliano, l’ex West Ham e Tottenham è musulmano convinto, di poche parole fuori dal campo ma sempre incisivo sul rettangolo verde.
Il suo gesto è stato ammonito senza isterismi dagli esponenti israeliani in Spagna, come l’ambasciatore Raphael Schutz: “Questo è qualcosa che va oltre la sua professione e il rispetto per i regolamenti della Fifa. La sanzione poi è una questione regolamentare. Mescolare politica e sport a volte può risultare negativo ma non credo che questo suo atteggiamento generi violenza. Non c’era un’incitazione contro Israele e non credo che spingesse alla violenza“. Mahmud Aluanen, consigliere dell’ambasciata palestinese, ha invece appoggiato l’attaccante: “Gli sportivi sono esseri umani e non possono reprimere i loro sentimenti. Hanno il diritto di esprimersi su temi che attentano ai diritti umani. Sicuramente tutti i bambini palestinesi che amano il calcio spagnolo saranno stati felici di questo gesto“.
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