Barcellona, Laporta spiava Messi e Piqué?

In Spagna scoppia un caso di spionaggio illecito ai danni di calciatori, dirigenti, giornalisti e politici.


Ieri sera il Barcellona sul campo ha conquistato la sesta semifinale di Champions League consecutiva, eppure il club spagnolo da settimane, ma in particolare nelle ultime ore, è travolto da un clamoroso caso di spionaggio, aggravato da risvolti politici di primo piano. Infatti l’attuale presidente Rosell ha presentato denuncia contro il suo predecessore Joan Laporta e contro l’ex vicepresidente plenipotenziario Soriano per le presunte attività di spionaggio illecito che, durante la precedente gestione, avrebbero comportato una spesa di 3 milioni di euro a carico delle casse del club.
Secondo quanto raccontato dal quotidiano El Periodico, tra i tesserati pedinati o intercettati nella loro vita privata ci sarebbero stati l’allora giovanissimo Messi e Piqué, in quel momento agli inizi della sua relazione con la cantante Shakira, oggi madre del piccolo Milan; anche lo stesso Rosell avrebbe subito attività di spionaggio, così come alcuni dirigenti, giornalisti e uomini politici.

Oltre alla denuncia di Rosell esiste anche un’inchiesta che coinvolge direttamente il dg Joan Olivier (dal 2008 al 2010) e Soriano (mentre Laporta non è tra gli indagati). I due, non a caso, sono stati convocati dai giudici della Fiscalia Superior del tribunale Superiore di giustizia di Catalogna in un’udienza fissata per il 30 giugno.

Il caso pare non essere paragonabile a quello che in Italia ha coinvolto Bobo Vieri, pedinato e intercettato dall’Inter. Infatti la vicenda di spionaggio che coinvolge il Barca riguarda una cifra che si aggira sui 3 milioni di euro: 800.000 sarebbe stati concessi a Metodo 3, azienda di investigazioni attualmente al centro di un’indagine internazionale sulle intercettazioni illegali, mentre più di due milioni a Intelligence Bureau e alla sua filiale Cibex. Insomma, una spesa molto alta (le fatture intestate al Barcellona ammonterebbe a 13 milioni di euro circa) per finanziare l’attività di reperimento di informazioni su calciatori, vicepresidenti (Joan Franquesa, Jaume Ferrer, Joan Boix e Rafael Yuste) e politici (secondo indiscrezioni sarebbe stata spiata anche la presidentessa del Partito Popolare Catalano, Alicia Sanchez Camacho).


Il dossier sarebbe stato richiesto a Metodo 3 dall’allora responsabile della sicurezza del Barça, Xavier Martorell, oggi direttore dei Servizi penitenziari della Generalitat di Catalogna, l’organismo di governo regionale, e vicino alla formazione politica CDC (convergencia democratica di Catalogna), alleata proprio della UDC, della quale fanno parte due politici intercettati. Martorell nelle scorse settimane avrebbe tirato in ballo Pep Guardiola, con dichiarazioni che però non sembrano poter mettere a rischio dal punto di vista giudiziario:

Guardiola era ossessionato che i suoi giocatori mantenessero una vita privata ordinata e che non uscissero e li chiamava a casa per verificare che non fossero in qualche pub.

Dicevamo che Laporta non è indagato, ma è accusato dal Barcellona di aver causato i danni di immagine al club per avere partecipato a riunioni in cui venivano analizzate le email di alcuni dipendenti. Insomma, che esistesse qualche ombra a oscurare il Barcellona più forte di tutti i tempi era facilmente intuibile; ma che la vicenda fosse di tale entità e peso non era immaginabile.

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