In questi giorni una folta schiera di calciatori professionisti svincolati si stanno allenando a Coverciano e a Novarello; sono i raduni che ogni anno l’Associazione Italiana Calciatori organizza per mantenere in forma giocatori, quando famosi quando meno ma tutti con una lunga esperienza sui campi da calcio, speranzosi di firmare un contratto che quest’anno più di sempre sarà difficile trovare. Le nuove regole imposte dalla Lega Pro, che vedono nel presidente Mario Macalli l’ideatore, hanno reso ancora più stringenti i parametri che i club dovranno rispettare in tema di giovani: non più Under obbligatori, ma un’età media che in Prima Divisione dovrà essere di 24 anni e in Seconda di 23, il tutto per abbattere i costi in tempi di crisi. All’AIC le diavolerie di Ghirelli e Macalli non sono mai andate giù, come spiega il numero uno dell’associazione Damiano Tommasi:

“Ci avevano promesso di abolire la regola degli under ed invece ne hanno pensata una che peggiora la situazione dei calciatori esperti e abbassa il livello tecnico dei campionati, già parzialmente svuotati di contenuti per l’assenza di retrocessioni (la prossima sarà l’ultima stagione con due tornei di Lega Pro, dal 2014/2015 si passerà a una terza serie con tre gironi al di sotto della quale ci saranno direttamente i dilettanti, ndr). Penseremo a criteri che non rendano il campionato un torneo da bar”.

Da qualche tempo si ventila la possibilità di uno sciopero dei calciatori già in occasione del primo turno di Coppa Italia, intanto però i calciatori senza squadra che sudano a Coverciano e Novarello hanno creato un gruppo (segreto) su Facebook che in due giorni ha già trovato moltissimi consensi: “25 agosto, dimissioni di Macalli per tutelare il calcio e la meritocrazia“. Sulla pagina si può leggere: “Da più di un decennio Macalli è alla guida della serie C e della Lega Pro e sta distruggendo i valori primari del gioco del calcio !!! E’ arrivato il momento di dire basta, è arrivato il momento delle sue dimissioni !!!“. Fautore dell’iniziativa è stato Alì Lolli, difensore classe ’81 che in passato ha vestito tra le altre le maglie di Catania, Padova e Ternana:

“Questo gruppo è stato creato su impulso di tanti giocatori, giovani e meno giovani, che non ci stanno a essere fatti fuori da regole incomprensibili. Sappiamo che il calcio, come ogni settore, sta vivendo un periodo di crisi. Ma non è così che si risolvono i problemi. Il 7 agosto incontreremo Damiano Tommasi. L’A.I.C., alla quale apparteniamo, spinge per lo sciopero ma per noi non basta. E’ un metodo di protesta che deve essere unito ad altre iniziative. Vedremo, di comune accordo tra giocatori e sindacato quali strade intraprendere. Di sicuro dobbiamo essere più incisivi, al momento siamo tagliati fuori dal professionismo”.

E’ sulla stessa lunghezza d’onda il portiere 36enne Giuseppe Aprea, in carriera per lui anche un’esperienza in B col Pescara oltre a una decennale militanza nei campionati di terza e quarta serie (Ascoli, Venezia, Spezia):

“I calciatori più grandi hanno gli stessi diritti degli altri, non possono essere discriminati. Si tratta di lavoratori con famiglia e mutuo sulle spalle, con stipendi di molto inferiori rispetto a quelli dei nostri colleghi di Serie A. Più che ai giocatori sul finire della carriera, come me, penso a quei ragazzi che a 26 anni hanno chiesto il primo finanziamento e ora non sanno come pagarlo. La maturità di un giocatore è intorno ai 30 anni, ma con queste regole un calciatore non arriverà mai a quella soglia. Noi non ce l’abbiamo con Macalli, anche se in diverse occasioni non ci ha portato molto rispetto. Vogliamo semplicemente che vengano tutelati i nostri diritti”.

Il problema esiste già da qualche anno, ma ora i calciatori vogliono alzare seriamente la voce per difendere i loro diritti.

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ultimo aggiornamento: 03-08-2013


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