Calciopoli, la sentenza d'appello: Moggi condannato. Ridimensionate le pene

Con oltre tre ore di ritardo rispetto all'orario inizialmente ipotizzato, la Corte d'Appello di Napoli ha emesso la sentenza di secondo grado per il processo Calciopoli. Il collegio giudicante ha confermato l'ipotesi accusatoria della sentenza di primo grado, ovvero associazione a delinquere finalizzata alla truffa sportiva, ma ha ridimensionato tutte le condanne già inflitte. Per Luciano Moggi, promotore dell'associazione a delinquere secondo i giudici di primo grado, la pena è diventa di 2 anni e 4 mesi rispetto ai 5 anni e 4 mesi della sentenza di primo grado.

Da rifare il processo di secondo grado per quanto riguarda la posizione dell'ex designatore Paolo Bergamo, perché è stato violato il diritto di difesa rifiutando l'istanza di legittimo impedimento presentata dall'Avvocato Morescanti quando quest'ultima era incinta. Queste le altre condanne: 2 anni per Pierluigi Pairetto (ex designatore) e per Innocenzo Mazzini (ex vicepresidente della Figc); 1 anno a Massimo De Santis (ex arbitro); 10 mesi ad Antonio Dattilo e Parolo Bertini (ex arbitri). Per quanto riguarda Claudio Lotito e Diego Della Valle, condannati in primo grado, è intervenuta la prescrizione.

Tra 90 giorni verranno depositate le motivazioni, che serviranno a far luce su questi ridimensionamenti.

Calciopoli: la sentenza d'appello su Luciano Moggi

È attesa per le 18.00 circa la sentenza d’appello del Processo di Calciopoli. Si tratta del secondo grado di giudizio nei confronti di Luciano Moggi e degli altri imputati che per alcuni capi d’accusa hanno deciso di non avvalersi della prescrizione. Dopo una serie di rinvii per problematiche varie, si è tenuta oggi l’ultima udienza del processo che molto scalpore destò allo scoppio dello scandalo nel 2006. Da lì ad oggi molto è cambiato, con intercettazioni venute fuori in seguito e solo grazie alle difese degli imputati, con il coinvolgimento pesante di altri club che dal punto di vista sportivo si sono salvati solo grazie alla prescrizione e con una sentenza di primo grado che ha sì condannato Moggi, ma ha lasciato una pesante eredità ai successivi gradi di giudizio.

Nessuna partita è stata combinata, nessuna classifica è stata alterata e il sorteggio arbitrale non è mai stato taroccato: il primo grado ha fatto cadere molti capisaldi del cosiddetto “sentimento popolare” e soprattutto la Juventus è stata sollevata di qualsiasi responsabilità. Se cupola c’era, agiva per conto proprio. Ora l’atteso verdetto di secondo grado, al termine di una serie di udienze nel corso delle quali i legali di Moggi hanno portato in aula nuove intercettazioni - l’ultima vede parlare amichevolmente al telefono l’ex arbitro Salvatore Racalbuto e l’addetto agli arbitri del Milan, Leonardo Meani - per tentare di smontare l’accusa. Oggi, nello specifico, hanno parlato l’avvocato Trofino e subito dopo l’avv. Prioreschi, entrambi legali di Luciano Moggi, ex dg della Juve, che hanno anche ricordato alla Corte l’incrocio con lo scandalo sulle intercettazioni illegali e i pedinamenti del processo Telecom, che vedono imputati la stessa azienda, Pirelli e l’Inter.

Il procuratore, e questo fa pensare che l’accusa sia abbastanza sicura del proprio impianto, ha rinunciato alla controreplica e la camera di consiglio si è riunita intorno a mezzogiorno. Tra poco conosceremo la sentenza, alla quale gli imputati potranno presentare ricorso in Cassazione.

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