L’autobiografia di Walter Mazzarri, l’allenatore si racconta togliendosi molti sassolini dalle scarpe

Disponibile da oggi “Il meglio deve ancora venire”, l’autobiografia del tecnico livornese scritta a quattro mani con il giornalista Alessandro Alciato.

Walter Mazzarri ha deciso di raccontarsi con una biografia pubblicata da Rizzoli con la quale ripercorre i momenti più importanti della sua carriera da allenatore, iniziata dalla Primavera del Bologna per poi passare dal esaltante ritorno in Serie A con il suo Livorno, ai miracoli in quel di Reggio Calabria, fino ad arrivare alle grandi soddisfazioni sulle panchine di Sampdoria e Napoli, l’avventura partenopea ovviamente è uno degli argomenti più gustosi di questa opera. Sono stati resi noti alcuni stralci e già non mancano le polemiche, il toscano racconta di una proposta indecente di De Laurentiis per convincerlo a restare, ma non mancano le battute piccate nei confronti dei giornalisti napoletani e del suo rivale sportivo di questi ultimi anni, quell’Antonio Conte che ammette di aver ammirato all’inizio.

La vicenda del suo addio a Napoli è stata molto dibattuta nei mesi scorsi, ora Mazzarri ci svela che all’ultimo momento il presidente azzurro aveva provato a trattenerlo offrendogli in pratica un contratto in bianco, ormai però la sua decisione era stata presa, nel suo destino c’era già l’Inter:

Il segreto sul mio addio è rimasto tale fino all’ultima giornata di campionato: Roma-Napoli 2-1, il 19 maggio 2013 allo stadio Olimpico. Anche se il 12 maggio il presidente De Laurentiis aveva intuito, tentando il colpo di teatro. Pardon, di cinema. (…) Prima della partita è venuto nel mio stanzino facendomi una grossa offerta economica, una specie di proposta indecente. Voleva restassi, a tutti i costi (è proprio il caso di dirlo). Ma non era una questione di soldi. Se ne stavano andando gli stimoli. I ragazzi si cambiavano, noi due ci siamo appartati, mi ha messo un foglio davanti e una penna in mano, voleva firmassi per poi annunciarlo alla gente. Ma non era il caso. Ho detto no, spiegandogli che avrebbe dovuto attendere ancora sette giorni per conoscere le mie decisioni.

Si arriva così al racconto di quel fatidico 19 maggio quando finalmente il tecnico ha annunciato la sua decisione ai suoi giocatori e al mondo. Mazzarri confessa che non è stato semplice, salutare quel gruppo con cui tante gioie aveva condiviso negli ultimi anni, ma gli ha fatto piacere leggere riconoscenza e affetto negli occhi dei presenti:

Nello spogliatoio per ultimo è entrato De Laurentiis e, mentre la squadra lo salutava, il magazziniere Tommaso ha srotolato uno striscione: ‘Semplicemente grazie‘. Due parole per me. Il riassunto di un’incredibile avventura. Ho letto quella frase e mi sono commosso. Quattro anni, un milione di lacrime. Non sono riuscito a trattenermi. Avevo preparato un discorso, è andato a farsi benedire. Affogato dalle emozioni. Ho detto poco, molto meno di quanto avrei voluto: ‘Tanto ormai la mia scelta la sapete’. Avevo un groppo in gola. ‘Per correttezza e per una forma di rispetto nei confronti del nuovo allenatore del Napoli, chiunque sarà, io non vi chiamerò per qualche tempo’. È partito un lungo applauso, spontaneo. ‘Carissimi, vi saluto’.

Sicuramente meno affettuose le parole nei confronti dei media napoletani, dei giornalisti di carta stampata e radio che soprattutto negli ultimi tempi non perdevano mai l’occasione per attaccarlo:

Da quelle parti tornerò ogni volta a testa alta, nonostante ci sia una parte di stampa purtroppo in malafede, giornalisti irrisolti e speaker radiotelevisivi con poca dignità che sperano vadano male le cose per ricamarci sopra, proprio mentre fanno finta di stare dalla tua parte. Per quattro anni, invece di apprezzare il mio lavoro per la causa, mi hanno fatto la guerra. Semplicemente perché non li ho mai considerati.

La chiarezza del messaggio ha colto nel segno, tanto che subito è arrivata una replica durissima da parte di Valter De Maggio, conduttore di Radio Goal su Radio Kiss Kiss. Il giornalista definisce l’allenatore “un senza palle” e aggiunge “un ciuccio non diventerà mai un cavallo vincente”. Lo speaker radiofonico svela anche un retroscena relativo a qualche anno prima: “Mazzarri veniva coperto da noi quando chiamava Tuttosport per farsi sponsorizzare in ottica Juventus, che poi scelse Conte”. Infine conclude la sua replica con qualcosa che non si può certo definire un buon augurio: “È stato molto ingrato verso una stampa che lo ha aiutato a diventare quello che è. Confermo, è un senza palle e tra poco sarà pure senza panchina, visto che all’Inter sta facendo peggio di Stramaccioni”.

E poi ci sono le parole su Antonio Conte, Mazzarri confessa di aver provato simpatia per il leccese ma poi i rapporti si sono irrimediabilmente incrinati, anche a causa di alcune dichiarazione dell’allora tecnico del Napoli alla vigilia di una sfida con la Juventus:

Quando l’hanno chiamato a Torino sono stato felice, aveva sfatato uno stupido tabù intellettuale. Se uno è bravo lo è dappertutto, anzi, quella carica emotiva può fare la differenza ad alti livelli. Sinceramente ho pensato: ‘Questo mi sta simpatico’. Poi a un certo punto ho detto che, proprio affrontando noi, aveva cambiato il sistema di gioco in cui credeva, certo di fargli un complimento. Intendevo dire che sa adattarsi a tutte le situazioni, un elogio che invece i suoi secondi – molto nervosi a Pechino, mentre Conte scontava la squalifica – hanno preso male. Io la parola copiato, che li ha irritati così tanto, non l’ho mai pronunciata. (…) Anche da Conte sono arrivate dichiarazioni ingiuste e inopportune, ma mi è sempre rimasto il dubbio che fossero farina di un sacco altrui, magari di quello del suo ufficio stampa alla ricerca dell’ennesima polemica. Conte è migliore di certe sue parole del passato.

Quella di finale di Pechino Mazzarri non l’ha proprio dimenticata, resta convinto di aver subito torti arbitrali che hanno compromesso le possibilità di successo della sua squadra e spiega che proprio per questo ci fu la scelta “ponderata” di disertare la premiazione:

Ancora oggi penso che il Napoli non abbia perso quella Supercoppa, mi sarebbe piaciuto rigiocare la finale ad armi pari. Si poteva soccombere, non in quel modo. La disparità di valutazione è stata clamorosa, da lì è nata la scelta, ponderata, di disertare la premiazione. Si era appena toccato il fondo e volevamo che il mondo se ne accorgesse. In quei momenti ho anche pensato di non allenare più.

Chi vuole leggere il resto non deve far altro che procurarsi una copia di questo libro, “impreziosito” dalla prefazione di Massimo Moratti che svela che è stato Branca a presentargli l’allenatore toscano, una chicca che potrebbe rivelarsi poco felice di questi tempi in cui il dirigente nerazzurro è sulla graticola. In generale l’impressione è che si siano sbagliati i tempi di pubblicazione, Mazzarri sta attraversando una delle fasi più complicate della sua carriera, a Napoli non vogliono sentire il suo nome e a Milano non sembra ancora essere scoccato l’amore. Il libro era pronto già un anno fa ma non fu possibile pubblicarlo per motivi legati ai diritti d’immagine in possesso del Napoli, ora sembra già vecchio, infarcito com’è di racconti e vicende dal sapore vagamente anacronistico. Non è un periodo si scelte azzeccate per il buon Walter.

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