Cosmi: “Nel 2011 per un’ora in balìa dei rapinatori”

Il tecnico del Pescara, Serse Cosmi, racconta la disavventura di cui è stato vittima con la sua famiglia nella villa di Perugia

Serse Cosmi, attuale allenatore del Pescara (Serie B), nel 2011 è stato vittima assieme alla propria famiglia di una rapina mentre si trovava nella sua villa di Perugia. Il racconto shock è dello stesso tecnico, che si è presentato in tribunale per ricostruire davanti ai giudici quanto accaduto nei 60 minuti circa nei quali è stato letteralmente in balìa di un gruppo di malviventi, che a quanto pare lo conoscevano pure bene. “M’hanno sbattuto a terra e il capo ha detto ‘E’ lui, l’allenatore’. Poi m’hanno offerto un bicchiere d’acqua”, ha spiegato Cosmi, che dopo l’accaduto ha subito sporto denuncia, avviando ufficialmente le indagini degli inquirenti.

Il racconto di Cosmi è dettagliato e ricorda come quella sera del gennaio del 2011, il 19 per la precisione, si trovava a casa assieme alla moglie e alla figlia, quando cinque malviventi di origini albanesi, fecero irruzione nella villa per rapinarlo. La paura è stata tanta, soprattutto per l’incolumità della moglie e della figlia: i rapinatori, infatti, si sono mostrati sin da subito molto minacciosi e poco disposti a ‘trattare’ nonostante il tecnico oggi al Pescara, li avesse rassicurati di essere disposto a dare loro tutto quanto fosse in suo possesso:

Quando mi hanno sbattuto a terra – racconta Cosmi – , il capo della banda è intervenuto e ha detto ‘è lui, l’allenatore’. Ho avuto paura di sentirmi male e quando gliel’ho detto mi hanno offerto un bicchiere d’acqua. Li ho rassicurati sul fatto che gli avrei dato tutto purché non avessero fatto del male a mia figlia e a mia moglie. I banditi erano cinque e con il volto coperto da mefisto e sciarpe. Rimasero dentro casa 55 minuti. Ci hanno portato via denaro, gioielli, orologi. Prima di andarsene hanno messo la refurtiva in un trolley della Louis Vuitton, l’unico oggetto ritrovato. Sarebbe stato meglio se avessi trovato tutto il resto. Mi hanno schiaffeggiato e colpito con il calcio della pistola alla nuca ma non in maniera violenta, più che altro per intimidirmi e creare un clima di terrore. Ci hanno costretto a infilarci sotto le lenzuola del letto e mentre uno ci puntava la pistola minacciandoci anche con una chiave inglese gli altri giravano per le stanze della villa.

Una bruttissima disavventura per il tecnico che in passato si è seduto sulle panchine di mezza Serie A. Il suo racconto oggi in tribunale, dopo essersi costituito parte civile, è stato molto lucido e preciso. Il pubblico ministero gli ha anche chiesto in quale lingua parlassero tra di loro i malviventi e Cosmi ha ricordato molto chiaramente:

Parlavano un italiano comprensibilissimo, ma con accento dell’est europeo. Il bandito rimasto di guardia nella camera da letto ha preso in mano il tapiro di Striscia la notizia. Ha visto una foto di qualche anno fa, quando avevo ancora i capelli, e mi ha chiesto ‘perché non fai il trapianto?’

Per fortuna, nonostante la refurtiva non sia stata recuperata (a parte il trolley), alla fine non vi furono conseguenze per Cosmi e la sua famiglia: il tecnico, la moglie e la figlia se la cavarono con un grande spavento e, a parte la botta rimediata dietro la nuca, non è stata usata ulteriore violenza.

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