Chievo-Juventus: le novità di Allegri, i lanci lunghi di Buffon

La Juve di Allegri gioca palla fino all’esasperazione, smarca spesso qualcuno davanti alla porta, è meno cinica e si affida anche ai lanci lunghi da parte del portiere.

E’ come se i tifosi juventini ieri sera si siano risvegliati da un brutto incubo, iniziato lo scorso 15 luglio, quando Antonio Conte lasciò la Juventus. Si sono risvegliati con una strana sensazione addosso verso le 18, ma già dopo cinque minuti stavano gioendo perché – in fondo – la Juve di Allegri non pareva troppo dissimile da quella del profeta del Salento.

Difesa a tre, sulle fasce gli stantuffi Asamoah e Lichtsteiner. Un centrocampo che – pur privo del professor Pirlo – aggrediva l’avversario con Pogba e Vidal guastatori e all’occorrenza attaccanti aggiunti. E poi quel Coman, classe 1996, uno che forse non si vedeva dai tempi di Del Piero. Tanti i giocatori regalati al Chievo tra infortuni e squalifiche, ma il dominio era totale.

E qui iniziamo a parlare delle differenze tra questa Juve e quella di Conte. Quella di oggi non gioca a tutti i costi il pallone dal portiere, a rischio qualche volta di figuracce. Segno che non vuole imporre il ritmo della gara per forza? Buffon si è affidato spesso al lancio lungo, pur non avendo per 70′ una torre come Llorente là davanti.

Il possesso palla è stato imbarazzante per i veronesi (70 a 30). Questo era un marchio di fabbrica di Conte, ma alla squadra di Allegri piace ancora di più avere il pallone tra i piedi. Cerca con pazienza il varco giusto e spesso lo trova. Dà sfogo al gioco sulle fasce – Lichtsteiner vuole assolutamente il posto da titolare – ma poi sfonda spesso e volentieri al centro. Marchisio non ha i piedi di Pirlo per smarcare lo svizzero o chi per lui, ma a livello geometrico c’è, è meno statico di Andrea e sbaglia poco.

Questa Juve – perlomeno quella di ieri al Bentegodi – smarca più spesso l’uomo davanti alla porta rispetto a quella di Conte – ed è meno cinica. Talvolta pare guardarsi troppo allo specchio e ammirarsi, rischiando poi la beffa (super Buffon su Maxi Lopez), ma è un difetto che dovrebbe rivelarsi superabile. Quando tutte le punte saranno abili e arruolate e aggiusteranno la mira.

La Juve di Verona ha vinto bene, meglio dello striminzito 1-0 del tabellino, non discostandosi da un modulo che tutti i giocatori hanno imparato a memoria negli ultimi tre anni di martellamento da parte di Conte. La difesa a 4, in precampionato, aveva dato più di una preoccupazione in fase difensiva. Allegri però punta anche su questa Juve. Forse potrebbe essere l’idea giusta in Europa. In campionato, il 3-5-2 pare essere ancora un gradino sopra agli altri.

Un’altra cosa – l’ultima differenza di Allegri rispetto a Conte – sono le sostituzioni. Allegri le sfrutta con parsimonia. Ieri, la seconda è arrivata quando il cronometro si avvicinava già alla fine. Colpa dei tanti assenti o anche questa sarà una caratteristica dell’ex tecnico del Milan? Vidal ha quasi imposto all’allenatore la sua presenza in campo per 20′ in più rispetto a quando sembrava sul punto di uscire: una novità anche questa? L’intransigente Antonio da Lecce non avrebbe accettato ‘imposizioni’. Max invece ha deciso di ascoltare il cileno. Del resto, il primo lo chiamano Martello… mica per niente.