Roberto Mancini indagato per bancarotta fraudolenta

Secondo l’accusa, Mancini e Mezzaroma sarebbero coinvolti in forma indiretta perché i due, non hanno nessuna quota della società fallita, ma sono soci di un’altra società, la Mastro, attraverso la quale tra il 2006 e il 2009 sarebbero stati fatti circolare investimenti per mezzo di fatturazioni di operazioni inesistenti.

La Procura della Repubblica di Roma ha chiuso le indagini nei confronti del tecnico Roberto Mancini e il costruttore Marco Mezzaroma, marito dell’ex ministro Mara Carfagna e patron della Salernitana insieme a Claudio Lotito, per bancarotta fraudolenta. La notizia è stata diffusa da Il Corriere della Sera.

I due sono accusati del dissesto finanziario dell’azienda Img Costruzioni, società immobiliare fallita il 24 gennaio 2013, per 1,9 milioni di euro. In realtà l’ipotesi del pubblico ministero Fava è che Mancini e Mezzaroma siano coinvolti in forma indiretta; i due, infatti, non hanno nessuna quota della società fallita, ma sono soci di un’altra società, la Mastro, azienda nel campo delle costruzioni, attraverso la quale tra il 2006 e il 2009 sarebbero stati fatti circolare investimenti per mezzo di fatturazioni di operazioni inesistenti.

La vicenda, come tutte quelle finanziarie, è abbastanza complessa. Le accuse rivolte all’ex allenatore di Fiorentina, Lazio, Inter, Manchester City e Galatasaray si concentrano in particolare nel triennio 2006-2009.

Sotto indagine ci sono anche Umberto Lorenzini, un prestanome di 78 anni, e un avvocato già arrestato nel 2011 per un fatto analogo, ossia la bancarotta fraudolenta della Innovia Tec.

Come ricostruisce Il Corriere, la prima tranche di denaro sparita dai bilanci della Img nel 2006 è di 997 mila che gli indagati avrebbero distratto attraverso un giro di fatturazioni nate da operazioni fittizie. Nei due anni successivi, la Mastro avrebbe versato circa 838mila euro alla Img Costruzioni, somme che sarebbero rimaste poche ore nelle casse disastrate dalla società. Infatti l’allora amministratore unico si sarebbe occupato subito di far tornare i soldi nelle tasche di chi li aveva versati.

Secondo la Procura Lorenzini avrebbe monetizzato per sé 253 mila euro con assegni circolari, mentre altri 299mila euro sarebbero stati prelevati sempre con lo stesso sistema; il 78enne avrebbe intascato 35mila euro mentre Gagliardi e Mezzaroma si sarebbero divisi 24 mila euro. I rimanenti 240mila euro sarebbero stati girati ad altri soggetti estranei alla Img»ma riconducibili – sempre secondo la Procura – allo stesso Mezzaroma, a Gagliardi e Mancini.

Lo stesso metodo sarebbe stato usato per far sparire altri 187 mila euro.

Il Mancio per il momento si è limitato a rilasciare una breve dichiarazione:

Purtroppo sono socio, ma non c’entro nulla con le operazioni che sono state fatte.

Qualche mese fa, quando la notizia dell’apertura dell’indagine sul suo conto trapelò, dichiarò:

Escludo totalmente un mio coinvolgimento. Quando mi hanno detto di essere accusato di bancarotta fraudolenta sono caduto dalle nuvole. Sono totalmente estraneo, io ero solo socio, c’era un amministratore che si occupava della società.

Roberto Mancini

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