Inter, Massimo Moratti: “Mourinho mi chiese di lasciare il calcio per come ci trattavano”

Massimo Moratti parla di Herrera e di Mourinho in una lunga intervista tv e svela alcuni retroscena inediti.

E’ un Massimo Moratti nostalgico quello intervistato da Bruno Longhi nel corso della trasmissione “Heroes”. L’ex presidente dell’Inter racconta anche parecchi aneddoti, tra cui questo:

“La sera dopo essere andato via, Josè Mourinho mi disse: presidente, ma lei come fa a rimanere? E’ lei che dovrebbe andar via per il modo in cui trattano l’Inter in televisione e sui giornali. Ma io gli dissi che non così semplice”.

Il petroliere si diverte a fare il parallelo tra i due più grandi tecnici mai avuti dall’Inter: Helenio Herrera e proprio lo Special One:

“Con il Mago tutti correvano e il pallone pure. All’inizio lo criticavano, dicendo che la velocità sarebbe andata a scapito della precisione. Ma proprio in questo modo, vincemmo tantissimo. E poi, Herrera portò il pressing, il ‘taca la bala’, tattica che allora non veniva minimamente considerata. Cambiò totalmente il mondo del calcio HH”.

Mourinho, invece, ha fatto cose diverse, vincendo allo stesso modo moltissimo:

“Lui non ha cambiato il calcio. Ma sapeva studiare l’avversario con attenzione e cambiare gioco a seconda delle necessità. Così riusciva a sorprendere, non era mai scontato. Per questo motivo, Mou è stato criticato, invece era la sua forza. E ha fatto vedere un calcio bellissimo”.

Entrambi avevano “la genialità e una grande professionalità. Erano tutti e due grandissimo lavoratori. E bravi nel comunicare”. Massimo Moratti si considera un ‘mourinhiano’:

“L’ho vissuta direttamente questa epopea. Ha vinto subito e mi è piaciuto tanto il personaggio. Si è ritrovato con una rosa validissima, questo è v vero, ma ha saputo fare ciò che altri non erano riusciti a fare. Ho sofferto più direttamente con lui che con il Mago”.

Ancora i due allenatori sotto la lente d’ingrandimento:

“Herrera arrivò in Italia con la fama di avere un gioco d’attacco entusiasmante. Infatti, ricordo partite meravigliose. Ma c’erano anche più rischi. Dopo un paio di sconfitte, modificò il suo gioco e inventò i tre passaggi che ti portavano fino alla porta avversaria. Si comportò da grande professionista pure quando mio padre lo chiamò un paio di volte per dirgli come avrebbe dovuto giocare nella partita successiva. Lui fu intelligente, fece proprio quelle cose, superò i momenti difficili e poi tornò a fare il suo gioco”.

Mourinho “coinvolgeva psicologicamente la squadra, diventava complice. Herrera era più sergente. Mou è adorato dai calciatori che allena, Herrera veniva stimato e rispettato perché era molto bravo”. La vittoria di Champions è stato l’ultimo atto del portoghese alla guida dell’Inter:

“Sapevo che in quei mesi lui stava valutando la proposta del Real Madrid, ma non ho voluto parlargli. Non ho voluto influenzarlo, anche perché in realtà Mourinho si sentiva in colpa per l’addio all’Inter e questo lo ha fatto impegnare ancora di più. Sì, io volevo vincere tutto, perciò l’ho lasciato crogiolare nel suo senso di colpa che gli ha fatto dare il massimo”.

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