Capuano: “Non voglio checche in campo!” (VIDEO) – L’Arcigay reagisce indignata

La caduta di stile dell’allenatore dell’Arezzo

di antonio

Ezio Capuano, vulcanico allenatore dell’Arezzo, dopo la sconfitta contro l’Alessandria è incappato in una frase infelice che non poteva passare inosservata. Il 49enne è sbottato ai microfoni di Groove Radio e si è lasciato andare a frasi fin troppo colorite. Parole che in privato o al chiuso di uno spogliatoio non è raro sentire, ma pronunciate in pubblico e davanti ai giornalisti acquisiscono una potenza diversa. Il calcio italiano rivela ancora una volta il suo lato sessista. Ci cascò Antonio Cassano. Il barese, con una naturalezza tipica di un ragazzo cresciuto pensando esclusivamente al pallone, inciampò nella storia dei “fr..i nel mondo del calcio” e per giorni le sue parole furono al centro di dibattiti sul tema.

Ezio Capuano, una vita passata sulle panchine dei campionati di terza e quarta serie, è scivolato su una buccia di banana per attaccare verbalmente e pubblicamente un suo giocatore, reo di aver sbagliato l’ultima azione della partita:

“Prendere gol in superiorità numerica al 90’ è vergognoso, non lo accetto. Se avessi perso in maniera diversa non avrei detto nulla, però in campo le checche non vanno bene. In campo devono andare gli uomini con le palle e non le checche in mezzo al campo. Eravamo due contro uno e si poteva puntare l’esterno… ma va a c..are va! Montini deve andare a lavare i panni. Perdere questa palla con sufficienza devi andare al Milan o nel Barcellona”.

Forse Capuano voleva semplicemente sostenere la tesi dei calciatori “con gli attributi”. Frase sicuramente più accettata dall’opinione pubblica perché non contiene l’insulto. L’importanza e il peso della parola, il valore simbolico e dispregiativo, sono concetti che ancora non sono stati assimilati in molti ambienti. Il calcio è un mondo perlopiù maschile nel quale il confine tra termine sessista/omofobo e parola “consentita” (come appunto “giocatore con le palle”) è molto labile. In teoria Capuano offenderebbe anche le casalinghe quando invita il suo calciatore ad andare a lavare i panni. Per ora replica solo l’Arcigay di Arezzo, che tramite il suo presidente, Cristina Betti, ha fermamente condannato il comportamento del tecnico aretino:

“Sono gravissime le esternazioni dell’allenatore dell’Arezzo Eziolino Capuano di domenica scorsa a margine della sconfitta della propria squadra. Gli insulti di stampo omofobico non sono più tollerabili, né tantomeno giustificabili da momenti di ira. L’uscita ignorante e sessista di Capuano purtroppo mette in luce quanta omofobia sia ancora presente nel calcio italiano, trattandosi dello sport per eccellenza più praticato e seguito da giovani e meno giovani, sempre sotto i riflettori dei media, questo episodio assume una gravità ulteriore ed è assolutamente da condannare. Anche se le parole di Capuano sono state ‘ritrattate’ o ‘giustificate’ dallo stesso sono state ormai pronunciate e di sicuro hanno colpito e ferito la sensibilità dei molti atleti omosessuali, ma anche di quelli eterosessuali che credono che in campo, come nella vita, le differenze siano una ricchezza e che lo sport possa essere strumento di unione e di condivisione al di là dell’orientamento sessuale, del genere, della razza e così via. Chimera Arcobaleno sta portando avanti da 2 anni il progetto ‘Play Pride’ insieme al comitato provinciale Uisp, una campagna di sensibilizzazione contro l’omofobia e tutte le discriminazioni nello sport, che si è realizzata attraverso tornei di volley, calcio e rugby giocato, ma anche tavole rotonde, incontri e momenti di riflessione ai quali l’allenatore Capuano è invitato a partecipare in futuro affinché gli ‘addetti ai lavori’ e i professionisti del calcio siano i primi a lanciare messaggi positivi”.

Il tecnico, intanto, smorza i toni e chiede pubblicamente scusa dopo la frase infelice:

“Se qualcuno si è offeso per la mia espressione che le checche non possono giocare al calcio, chiedo sinceramente scusa, ma non era assolutamente mia intenzione avercela con i gay e tantomeno offenderli. Purtroppo ero arrabbiatissimo al termine di una partita persa in modo assurdo, per un errore inconcepibile nei minuti finali della partita. Volevo dire che il calcio è un gioco dove bisogna lottare, per checche intendevo giocatori che mollano troppo presto, non era assolutamente riferito agli omosessuali. Io rispetto tutti, ci mancherebbe altro. Ero troppo arrabbiato per aver perso in quel modo, è il mio carattere, a volte in certe circostanze si possono dire frasi per cui si può essere fraintesi. Francamente non pensavo di provocare la reazione di qualcuno, mi dispiace veramente”.

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