Chievo, botta e risposta tra i procuratori di Bardi e Biraghi

Guerra verbale tra procuratori in casa Chievo: l’agente di Bardi critica Maran e tira in ballo Biraghi, risponde piccato l’assistente del difensore.

Il Chievo dà segni di ripresa con la cura somministratagli da Rolando Maran, eppure in quel di Verona aleggiano alcuni malumori in merito a delle esclusioni operate dal neo-tecnico clivense; nelle ultime tre partite i Mussi Volanti non hanno mai perso, costante della buona striscia è l’utilizzo in porta dell’esperto portiere Albano Bizzarri, 37 anni, quindici di più del promettente estremo difensore – ancora di proprietà dell’Inter – Francesco Bardi, che pure con Eugenio Corini in panca si era ben disimpegnato nelle prime dieci uscite di campionato. Dopo il ko di Palermo, l’ipotetico numero 12 dei gialloblu si è preso la maglia da titolare, subendo appena due gol in tre partite e fornendo prestazioni più che soddisfacenti.

Tutti contenti, tranne ovviamente Bardi che pure da professionista si è accomodato in panchina senza fiatare; a parlare per lui ci ha pensato però il procuratore Vincenzo Rispoli che dopo l’ennesima bocciatura contro l’Udinese, ha letteralmente sbottato:

“C’era un altro allenatore, questo ha fatto fuori tutti i giovani. Bisogna avere cinquant’anni per giocare nel Chievo ora. Biraghi, altro giovane dell’Inter, non gioca più. Francesco ha fatto benissimo in campionato, parato due rigori su tre, ha fatto bene e questo signore ha deciso per una ragione anagrafica che avrebbe giocato l’altro. Ora vediamo, stiamo valutando. Dire cosa stiamo facendo non mi sembra il caso. Ma stiamo valutando. Non so se per Gennaio, ma è talmente assurdo quello che sta avvenendo al Chievo che servirà sentirsi anche con l’Inter. Il giocatore è nerazzurro e rispettiamo le condivisioni di idee con l’Inter. Tutti credono in lui, l’unico che non ci crede, e non lo capisco, è Maran”.

Questo lo sfogo, condivisibile o meno (le decisioni di un allenatore dovrebbero essere comunque insindacabili, soprattutto se i risultati gli danno ragione), piuttosto nelle dichiarazioni di Rispoli è stato tirato in ballo anche Cristiano Biraghi, che ha invece saltato le ultime due partite (contro il Sassuolo era in campo, poi è stato relegato in panca con Cesena e Udinese). A questo punto è intervenuto l’agente del difensore, al secolo Mario Giuffredi che ha invece difeso Maran tirando al contempo le orecchie al collega:

“Ho letto che Rispoli, parlando del malcontento di Bardi che non gioca, ha coinvolto Biraghi che è un mio assistito. Facendo capire come la delusione di Bardi sia anche quella di Biraghi. Invito Rispoli ad occuparsi dei suoi assistiti, anche per una questione di deontologia professionale. Nessuno gli ha chiesto di parlare di Cristiano, nessuno è autorizzato a farlo. Se Rispoli voleva fare degli esempi, ha sbagliato indirizzo. Se ha qualcosa da dire su Bardi è libero di farlo, visto che lo assiste, ma su Biraghi sono autorizzato a parlare soltanto io”.

Parole chiare e inequivocabili; ma non è tutto perché Giuffredi crede nel progetto tecnico dei veneti:

“Noi abbiamo scelto il Chievo con convinzione, rinunciando magari ad offerte superiori, e non sono certo due partite non da titolare a farci cambiare idea. Crediamo nel progetto del Chievo, basato sui giovani. E abbiamo anche profonda stima nei riguardi di Maran che tra l’altro ha fatto esordire il mio assistito a Catania, rinunciando a Monzon. Non sono due panchine a stravolgere gli scenari, siamo fiduciosi, lavoreremo per fare in modo che Biraghi convinca l’allenatore e torni titolare. Ma non deve essere certo il mio collega Rispoli a dirci cosa dobbiamo fare, questo sia chiaro una volta per tutte”.

Botta e risposta niente male che evidenzia due modi di dire e di fare: da un lato l’arroganza di chi si sente defraudato di una maglia da titolare come se fosse dovuta a prescindere, dall’altro l’accettazione di ruoli e gerarchie e la determinazione a far cambiare idea all’allenatore. Ma occhio, a parlare sono stati due procuratori: i calciatori, per altro amici e due ottimi ragazzi, non hanno fiatato. Perché a volte, anzi troppo spesso, a metterci il becco son persone terze che invece di aiutare i loro assistiti li mettono in imbarazzo e difficoltà. Anche questo è diventato il calcio.

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