Allegri a tutto tondo: “Voglio una Juve europea, poi vorrei fare il ct”

Intervistato da Sky, Massimiliano Allegri si racconta nel giorno di Natale: la Juve, le ambizioni europee, un futuro all’estero o da ct.

Massimiliano Allegri si è ormai calato nella parte al centouno percento, pare infatti passata un’eternità da quando nel luglio scorso fu ingaggiato in fretta e furia dalla Juve per sopperire alle repentine dimissioni di Antonio Conte: all’epoca la gente di fede bianconera mal videro l’ex tecnico milanista che in cinque mesi è riuscito a far ricredere buona parte della tifoseria. Merito del suo carattere cocciuto ma non arrogante, della sua ambizione che lo accompagna fin dai tempi di Sassuolo, della sua cultura del lavoro che da Milanello ha trasferito a Vinovo trovando interpreti desiderosi di vincere ancora nonostante le scorpacciate del triennio contiano.

Anche perché va bene l’Italia, ma in Europa la Vecchia Signora non recita ruoli da protagonista da più di dieci anni e su questo punto che Allegri insiste dall’estate scorsa, passando attraverso un girone di Champions superato con qualche affanno e una difesa a quattro che pare più proponibile all’estero rispetto alla retroguardia tripartita del recente passato; intervistato da Sky Sport, l’allenatore livornese si è raccontato senza peli sulla lingua parlando proprio della svolta, necessaria, fuori dagli italici confini:

“E’ giusto avere l’obiettivo di vincere il campionato, di dover vincere la Supercoppa, di cercare di vincere la Coppa Italia, ma credo che il salto più importante lo dobbiamo fare in Europa. Per farlo bisogna avere la consapevolezza di essere forti e di avere grandi possibilità di andare avanti, questo è l’obiettivo che bisogna avere. E’ troppo riduttivo pensare a una Juventus che si accontenta di arrivare all’ottavo di Champions, è riduttivo per la Juventus accontentarsi di vincere solo il campionato”.

Certo è che in Serie A la Juve sta messa bene e i meriti non possono che essere anche di Allegri; egli stesso ammette che la sfida sarà testa a testa con la Roma, mentre le altre sono ormai molto attardate. Per competere tanto in Italia quanto in Europa è necessario intervenire sul mercato (Montoya e non solo, forse urge anche un centrale), ben conscio che alcuni degli interpreti attualmente sugli scudi rappresentano garanzie per il presente e per il futuro:

“Purtroppo con Pirlo qualcuno vuole sempre creare della zizzania, ma non c’è assolutamente nessun problema. E’ inutile nascondersi dietro a delle cose che non esistono. Andrea ha 35 anni, per me Andrea dovrebbe giocare tutte le partite, ma mi devo confrontare con quella che è l’età. Per averlo al meglio, soprattutto in certe partite, in certi contesti, bisogna che lo gestisca. Ma con Andrea abbiamo parlato e siamo d’accordo su tutto. Marchisio? E’ un giocatore tatticamente intelligente, che mi dà equilibrio a metà campo. E’ un giocatore che non scopro certo io e credo che sia uno dei più bei centrocampisti italiani che abbiamo in circolazione. Buffon? Per me è stata una scoperta non piacevole, di più. E’ veramente un ragazzo straordinario e credo che quando smetterà di fare il portiere della Juventus, trovare uno che sia non dico all’altezza, ma che vada in porta al posto di Buffon, non sarà cosa semplice”.

Inevitabili le domande su Conte, il gran predecessore e ora commissario tecnico della Nazionale: per Allegri gli stage non sono una soluzione ai problemi invocati dal trainer salentino, piuttosto si potrebbe per davvero anticipare la fine del campionato prossimo per dare al ct più tempo di preparare la fase finale dell’Europeo. E sul suo futuro, Max si sbilancia:

“Ora che è iniziato questo rapporto con la Juventus, che duri il più a lungo possibile per scrivere delle pagine importanti della storia della Juventus, è questa la cosa che in questo momento mi preme e su cui sono concentrato. Poi nel momento in cui finirà il rapporto con la Juventus, dopo aver allenato quattro anni il Milan e spero tanti anni la Juventus, non mi rimane altro che allenare la Nazionale, e questo credo sia il sogno di ogni allenatore, o andare a fare un’esperienza all’estero”.

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