Un anno di calcio italiano: il 2014 sotto la lente d’ingrandimento

Il meglio del 2014 del calcio italiano: dalla squadra al giocatore, dalla filosofia di gioco alla partita, cosa ci ha riservato l’anno appena finito?

Anno vecchio, addio. Il 2014 può considerarsi ufficialmente riposto in soffitta, è tempo di guardare al futuro e dedicare a tutti i lettori del nostro blog un sentito e sincero augurio di buon 2015. Per l’occasione ne approfittiamo per fare un punto su quanto è stato negli ultimi 12 mesi, una specie di riepilogo dei momenti salienti del calcio italiano, quasi un riassunto come già fatto per altro negli anni scorsi. Arbitrariamente è stata scelta la squadra dell’anno solare ormai volto al termine, il calciatore, la filosofia di gioco, la partita e, dato che quando si parla di calcio ci si riferisce a delle stagioni che vanno a cavallo degli anni, dei club che maggiormente hanno cambiato volto al giro di boa estivo, sia in positivo che in negativo.

(Qui abbiamo fatto lo stesso ma in riferimento al calcio internazionale)

La squadra

La scelta all’apparenza pare banale, in realtà i galloni di migliore li merita tutti: stiamo parlando come ovvio della Juventus che ha dominato tra i confini peninsulari per tutto l’anno solare, nonostante la sconfitta in Supercoppa (dettata quasi dalla pigrizia che dalla reale inferiorità nei confronti del Napoli) e della prematura uscita in Coppa Italia (a Roma fu annullato ingiustamente un gol a Peluso). Ma in campionato non ce n’è stato per nessuno: durante la stagione scorsa, da Natale in poi, appena due pareggi (quello abbastanza sofferto in casa della Lazio e il 2-2 rocambolesco a Verona) e il ko di Napoli, quest’anno nonostante il cambio alla guida tecnica – con annessi dubbi della vigilia – solo la sconfitta a Marassi contro il Genoa e tre pari (Sassuolo, Fiorentina e Sampdoria): per il resto solo vittorie, segno di solidità e della solita immancabile fame, con annessa qualificazione agli ottavi di Champions. Che sia Conte o che sia Allegri, la Vecchia Signora non ammette distrazioni.

Il calciatore

Porta in dote un temperamento fuori dal comune e qualche scivolone di troppo a mezzo social network, ma nonostante questo non si può negare che il 2014 sia stato l’anno della consacrazione di Radja Nainggolan; nell’ultimo mercato invernale passò, ma solo in comproprietà, dal Cagliari alla Roma coi giallorossi che bruciarono sul filo di lana squadre interessate come Juve e Napoli. Il belga di origini indonesiane nella capitale ha completato la maturazione avviata a Piacenza e continuata in Sardegna, mostrando muscoli e polmoni in mezzo al campo ma associando la proverbiale generosità di un guerriero a piedi niente male (risultando spesso assist-man come nel caso del gol di Totti in casa del Manchester City) e un fiuto del gol che non ricordavamo possedesse (la recente rete al Genoa è una perla rara): non ci si potrà meravigliare se l’estate prossima sarà al centro di numerosi rumors di mercato, d’altra parte già oggi si parla di un Liverpool disposto a raddoppiargli l’ingaggio con contatti già avviati col Cagliari, titolare dell’altra metà del suo cartellino.

La filosofia di gioco

Un anno fa a quest’ora pareva la vittima sacrificale destinata a tornare mestamente in Serie B dopo un anno appena nell’elite del calcio nostrano; senza isterismi, seppur con qualche passaggio a vuoto come la parentesi Malesani, il Sassuolo del bravo e spregiudicato mister Eusebio Di Francesco ha preso consapevolezza dei propri mezzi e, complice un mercato importante e non banale, ha cominciato a recitare un ruolo di club capace di insediarsi stabilmente in Serie A. Il tutto senza cedere alla tentazione di giocare da provinciale ma proponendo sempre un calcio propositivo, offensivo, grazie anche all’apporto dei suoi attaccanti, tutti italiani e tutti made in Sud: dai calabresi Berardi e Floccari, ai campani Sansone e Floro Flores, fino ad arrivare al lucano Zaza a cui manca ancora un po’ per maturare definitivamente. La forza dei neroverdi è il gruppo, con pochi stranieri (ma buoni come Vrsaljko e Taider) e tanti ottimi giocatori nostrani, ma un applauso va anche al già citato Di Francesco che propone un gioco arioso e spregiudicato: Juve e Roma ne sanno qualcosa.

La partita

Juve – Roma 3-2 del 5 ottobre 2014 – Peccato perché la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina poteva meritare ben altra considerazione senza gli indecenti incidenti del pre-partita, lo scettro dunque di match più vibrante del duemilaquattordici non può che andare alla sfida di campionato di inizio ottobre scorso quando allo Stadium di Torino si sono fronteggiate le due protagoniste indiscusse di quest’anno: alla fine ha vinto la Juve, un 3-2 alla Roma che è passato in qualche modo alla storia per le furenti polemiche del post-gara. Al vantaggio di Tevez su rigore, avevano risposto Totti ancora dagli undici metri quindi Iturbe, prima del nuovo pari sempre dell’Apache bianconero e ancora dal dischetto; poi a una manciata di minuti dalla fine Bonucci aveva trovato l’angolo giusto con un tiro da fuori: sotto accusa l’arbitraggio di Rocchi, con Garcia (tra l’altro espulso) inviperito al pari di Totti e De Sanctis, con annesse interrogazioni parlamentari e messaggi ironici di Bonucci su Instagram per una partita durata ben oltre i canonici novanta minuti.

Dr.Jekyll & Mr.Hyde

Dai problemi di giugno dietro la scrivania per una mancata iscrizione all’Europa League, al disastro sportivo e dirigenziale di questa prima parte di stagione, il 2014 per i tifosi del Parma è stato senza dubbio da montagne russe, un sogno europeo infranto contro i cavilli della legge e un risveglio amarissimo fatto di instabilità societaria, sconfitte a raffica e giocatori alla frutta: la trasformazione dei ducali al giro di boa estivo è quanto di più clamoroso ci si ricordi da alcuni anni a questa parte, Donadoni però non molla e spera di salvare il salvabile (fin quando gli sarà concesso) appigliandosi anche e soprattutto alla prossima finestra di mercato.

Percorso inverso quello del Genoa che ha capito sulla propria pelle che non può fare a meno di Gasperini: l’alchimia tra il tecnico piemontese e il Grifone pare propellente micidiale, cosicché i rossoblu dopo un anno di stenti, quello scorso, hanno cominciato il campionato come meglio non potevano, mostrando grinta e bel gioco grazie ad alcuni giocatori come Perotti, Sturaro, Roncaglia e Perin che potrebbero ben figurare in qualsiasi top club del nostro calcio; gli ultimi due ko (col bruciante derby perso un paio di mesi prima) ne hanno frenato un po’ l’entusiasmo ma rimangono le grandi gioie come i successi su Juve e Milan.

Un breve accenno poi all’anno ambivalente dei calciatori: da una parte lo strano caso di Rodrigo Palacio, grandissimo nei primi sei mesi dell’anno con Mondiale incluso in cui nutriva la considerazione marcata di Sabella, poi proprio dalla finale di Rio de Janeiro (clamoroso il gol sbagliato contro Neuer sullo 0-0) il centravanti con la treccina si è smarrito, non riuscendo a segnare nelle prime 15 giornate sbloccandosi solo sotto Natale contro la Lazio. Differente, totalmente differente, è invece la storia di Stefano Okaka che da oggetto misterioso al Parma (dopo per altro esperienze con solo ombre a Grosseto e La Spezia) si è ritagliato un ruolo da protagonista alla Sampdoria sotto le cure martellanti di mister Mihajlovic: titolarissimo in blucerchiato, amato dai tifosi e considerato dal ct Conte, chiamato per altro in Nazionale dove ha già timbrato il cartellino.