Sporting-Juve, Buffon: "Mi sento un 35enne"

La Juventus a Lisbona andrà a caccia della qualificazione per gli ottavi di finale di Champions League. Sulla carta i bianconeri sono molto più forti dei lusitani, ma domani la squadra di Allegri dovrà proporre una prestazione migliore rispetto a quella offerta a Torino contro la squadra di Jorge Jesus.

Alla vigilia della gara ha parlato Gigi Buffon, che si aspetta di vedere una Juve in forma sul prato del Estádio José Alvalade: “Fino ad adesso non abbiamo scelto di fare o non fare determinate prestazioni, le cose capitano lavorando e nel tempo. Ora la condizione è migliore, ci conosciamo di più, anche mentalmente siamo più allenati, cosa questa che rappresentava il problema più grosso per noi fino a qualche settimana fa. Quando si avvicinano partite da dentro o fuori la Juventus riesce a trovare le motivazioni e l’unità giusta per dare le risposte che servono”.

Il capitano della Juve ha poi assicurato massimo impegno da parte sua e dei suoi compagni di squadra, spendendo parole di elogio per gli avversari di domani: “Nella partita d’andata non eravamo deconcentrati, sapevamo quanto fosse importante la partita, avevamo la giusta consapevolezza e sapevamo che, avendo perso la prima gara, ci trovavamo ad affrontare un impegno molto importante. Il vero problema è che affrontiamo avversari di valore e lo Sporting è tra questi. E’ una squadra che ha messo in difficoltà noi ma anche il Barcellona, una squadra che può vantare giocatori esperti e vincenti, elementi che hanno fisicità e corsa. E’ normale trovare delle difficoltà contro avversari del genere”.

Puntuale è arrivata anche la domanda sulla fase difensiva: “Io mi auguro che la nostra sia una squadra intelligente, che è in grado di capire quando si può essere più o meno prudenti. A Milano siamo stati bravi, si è vista una Juve umile che ha vinto. Lo Sporting? Sono forti e giocheranno in casa loro”.

Infine, Buffon ha chiuso parlando di sé stesso: “Anche se la carta d’identità dice cose diverse, io mi sento lo stesso rispetto a quando avevo 35 anni. Merito dei miei allenatori, di chi mi sa stimolare, e merito della società che mi ha insegnato a lavorare senza pensare all’età. Se vuoi essere protagonista devi trovare il modo di esserlo e io do sempre il massimo”.

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