L’Avellino saluta Antonio Sibilia, ex presidente del club campano degli anni ’70, deceduto a 93 anni nella propria Mercogliano. Conosciuto dai più come il “commendatore”, Sibilia è stato presidente dell’Avellino in tre occasioni, rimanendo all’interno della società per quasi 50 anni. Avrebbe compiuto 94 anni tra pochi giorni, il 4 novembre, ma era malato da mesi e il suo corpo non ha retto. Grande personaggio del recente passato del nostro calcio, è stato un grande scopritore di talenti, ma finì in Tv anche per alcuni strafalcioni e liti con i propri allenatori, oltre ad essere coinvolto in alcune vicende giudiziarie.

L’Avellino di Sibilia lanciò nel grande calcio giocatori del calibro di Stefano Tacconi, portiere poi della Juventus e della nazionale italiana, il difensore Favero, il centravanti Vignola e il centrocampista Nando De Napoli, poi al Napoli e al Milan. Tra gli stranieri, passò dal suo Avellino il brasiliano Juary, celebre per le sue esultanze “ballerine” intorno alla bandierina del corner. Sarà ricordato, tra le altre cose, per il no all’argentino Leonardo Ricatti, rispedito a casa poiché presentatosi davanti a lui con i capelli lunghi, o per la battuta sugli estremi difensori: “Il nostro portiere vuole i guanti? No, o li compriamo a tutti o a nessuno…”

Nemico dei procuratori – Dario Canovi raccontò di essere stato accolto da Sibilia con una pistola sulla scrivania – l’imprenditore campano non si è fatto nemmeno mancare qualche guaio con la giustizia. Nel 1980 fu immortalato assieme al boss della camorra, Raffaele Cutolo, cui fece consegnare pubblicamente durante una pausa del processo a suo carico una medaglia dell’Avellino da parte del brasiliano Juary. Indagato per un attentato al procuratore della Repubblica di Avellino, Gagliardi, fu scagionato da ogni accusa.

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ultimo aggiornamento: 29-10-2014


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