Brutte notizie per Vincenzo Iaquinta. Da stamane, l’abitazione dell’ex calciatore della Nazionale, situato a Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia, è oggetto di una perquisizione dei Carabinieri.

Lo si apprende dall’Ansa. Iaquinta è stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di “detenzione abusiva di armi e munizioni“. In sostanza due pistole, regolarmente detenute dall’ex calciatore, sono state ritrovate in una cassaforte all’interno dell’appartamento del padre che, al contrario, non avrebbe potuto possederle. La prefettura di Reggio Emilia aveva infatti vietato al padre il porto d’armi dopo una cena del 21 marzo 2012 in un ristorante della stessa città, nella quale – secondo gli investigatori – venne siglato un patto tra alcuni politici locali e le cosche ‘ndranghetiste. Da qui l’ipotesi di reato perpetrato “in concorso” con il padre.

LA PERQUISIZIONE – La perquisizione a casa di Giuseppe Iaquinta è stata delegata dalla Dda di Bologna e le due pistole, una calibro 38 e una calibro 7,65, sono state trovate all’interno di una cassaforte, in un sottoscala nel seminterrato. Le due armi dovevano essere detenute a Quattro Castella, dove l’ex calciatore risiede. Il divieto di porto d’armi per il padre fu deciso dalla prefettura di Reggio Emilia, dopo la cena del 21 marzo 2012, in un ristorante della città: è la cena alla quale parteciparono oltre al politico Giuseppe Pagliani di Forza Italia (anche lui tra gli arrestati dalla Dda come il padre di Iaquinta) anche altre persone ritenute vicine alla ‘ndrangheta e secondo gli investigatori in quell’occasione fu siglato un patto tra il politico e le cosche. In seguito al ritrovamento delle pistole, oggi sono scattate ulteriori perquisizioni a casa di Iaquinta e di due fratelli.

Il blitz è scattato nell’ambito dell’inchiesta «Aemilia» della Dda di Bologna relativa a presunte infiltrazioni della ‘Ndrangheta in alcune attività illecite avvenute in Emilia Romagna. L’indagine ha portato all’arresto, una settimana fa, di 117 persone tra cui il padre di Iaquinta, Giuseppe, imprenditore del settore edile. Vari i capi di imputazione formulati ai vari arrestati, associazione mafiosa, omicidi, armi, estorsione, rapine e infiltrazioni nell’opera di ricostruzione post terremoto 2012.

Iaquinta si è ritirato dal calcio giocato nella stagione 2012-2013, dopo il ritorno alla Juventus dal prestito semestrale al Cesena, poi retrocesso in Serie B.

Potevo giocare altri tre anni, invece mi sono dovuto ritirare. Quando ti fai sempre male, finisci per mollare un po’ mentalmente

Con queste parole, rilasciate in un’intervista a Tuttosport dello scorso ottobre, Iaquinta aveva spiegato il motivo dell’addio del calcio. Il suo doveva essere, comunque, solo un arrivederci. L’attaccante calabrese, aveva manifestato infatti l’intenzione di prendere il patentino da tecnico per allenare i giovani. Campione del mondo con l’Italia nel 2006, Iaquinta si era congedato dal campo con un unico rimpianto

Mi spiace non esser stato protagonista nella Juve di Conte. Una squadra con una mentalità straordinaria. Sono uscito di scena proprio sul più bello.

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ultimo aggiornamento: 04-02-2015


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