Varsavia | Scarcerazioni respinte per i tifosi ancora in prigione

Gli aggiornamenti dalla capitale polacca

Il Tribunale di Varsavia ha respinto le istanze di scarcerazione relative a sette tifosi laziali dei 22 imputati. Secondo lalaziosiamonoi.it gli avvocati e le famiglie dei ragazzi detenuti proveranno a far valere le proprie ragioni giovedì e convincere i giudici a concedere la scarcerazione di quei tifosi che hanno visto respinte le loro istanze. Il giudice ha deciso di non concedere a sei dei dieci ragazzi già condannati per direttissima la commutazione della detenzione in uscita su cauzione (oggi altre 4 udienze) perché "non essendo cittadini residenti di Varsavia, esiste un pericolo di fuga".

LE TESTIMONIANZE DEI TIFOSI RIENTRATI IN ITALIA

Nel corso della trasmissione "56 Lazio" è intervenuto Alessandro Coresi, portavoce dei parenti dei ragazzi rinchiusi nel carcere di Bialoleka:

"Forse c'è uno spiraglio per questa serata, di intraprendere la strada per prendere un appartamento in affitto per far risiedere i ragazzi, nell'attesa che poi venga definita questa situazione. Ancora non ci sono certezze. Quello che sappiamo purtroppo, è che a questi ragazzi non è stato accettato la scarcerazione su cauzione. Non ci sono purtroppo grandi novità. C'è ancora difficoltà nel capire le vere pene dei vari ragazzi. Non abbiamo le carte ufficiali, i legali non hanno avuto pieno accesso a tutti gli atti. Questo ci fa fare supposizioni, facciamo richieste di scarcerazioni al buio, senza sapere con certezza i capi di imputazione. All'inizio di questa brutta storia sono stato tre giorni senza sentire mio figlio. Gli avevano tolto il cellulare e non ho avuto modo di comunicare con lui. L'intervento dei giornalisti italiani qui in Polonia ci ha dato una mano.
Nel corso del processo, anche i poliziotti hanno deposto a loro favore. Ma al momento la domanda è questa...Ma i nostri ragazzi quando escono?"

Sempre Lalaziosiamonoi.it ha pubblicato le testimonianze di alcuni cittadini polacchi che hanno assistito agli scontri (o presunti tali). Questa è una delle tante: “Erano tanti i tifosi laziali, hanno chiesto quasi tutti una birra” - racconta Pawel, uno dei camerieri - “La situazione era tranquilla, non c'era nessun problema, a parte un tavolo che ricordo non ha pagato, ma è una cosa che capita spesso. Per il resto non è successo nulla”.

Il vicepresidente dell'Osservatorio per le manifestazioni sportive del Viminale, Roberto Massucci, è intervenuto al convegno sulla violenza negli stadi organizzato a Montecitorio. La sua posizione è innocentista per i tifosi detenuti ingiustamente e poi rilasciati, meno per quelli ancora in prigione:

"Sono andato a Varsavia, inviato dal capo della Polizia su richiesta del Governo, per capire cosa sia successo e per cercare di indirizzare un’azione dell'Esecutivo, che come tutti sappiamo c’è stata ai massimi livelli. A mia memoria, e sono 13 anni che mi occupo di queste vicende, un Primo Ministro non è mai intervenuto su un altro Primo Ministro per capire come, nell’ambito del rispetto delle regole, fosse possibile risolvere una situazione che riguarda i nostri connazionali. Per fare questo ho incontrato la Polizia, i rappresentanti dell’autorità giudiziaria polacca, il vice direttore del carcere, gli arrestati ed i genitori di questi ultimi. Vi racconto un aneddoto che in qualche modo fa seguito a quello che Marangoni ci ha rappresentato riguardo l’attuale situazione: i ragazzi sono andati all’Hard Rock Cafè per un meccanismo di autogestione, un’autogestione che ha fatto diventare un gruppo di persone che visitava la città un gruppo di tifosi che, nel momento in cui è diventato gruppo, ha cominciato a comportarsi come tifosi ultrà. Chi li ha fatti andare all’Hard Rock Cafè? Nessuno dei ragazzi sa rispondere, è stato un tamtam con i cellulari, non era un’indicazione della polizia né dell’organizzazione. Fatto sta che in mezzo a questi circa 200 tifosi c’era un gruppo di persone note e quando dico note mi riferisco ad una serie di persone sottoposte a Daspo, che in trasferta all’estero possono andare perché non c’è lo stesso meccanismo di biglietti nominativi che abbiamo noi, e altre persone contigue a questi "daspati" che hanno creato il gruppo. Ad un certo punto il gruppo dei facinorosi aggredisce la polizia che arresta 137 persone tra le quali ne tira fuori 22 perché dalla visione dei filmati ritiene siano particolarmente responsabili. La legge polacca prevede che la punibilità non sia riservata solo a chi commette azioni violente, ma anche a chi partecipa semplicemente alla cosiddetta “adunanza sediziosa” perché chi partecipa dà forza ai pochi che vogliono fare violenza. Si può condividere o meno, per noi è eccessivo, ma è la legge polacca ed è stata applicata. Poi ho parlato con i genitori e tra tutti chi giustifica il figlio che non ha fatto nulla, chi se la prende con la polizia che è stata esagerata, chi con il governo italiano che non ha fatto nulla per tirare fuori i propri connazionali. Solo uno, un falegname, mi ha detto: “Quando torna a casa mio figlio gli do tante di quelle botte che una cosa del genere non la farà più”. Consegno a tutti voi quest’aneddoto per le riflessioni".

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