Vujadin Boskov è morto

Il tecnico serbo è morto all’età di 82 anni.

Dopo la morte del giovane allenatore del Barcellona, Tito Vilanova, il mondo del calcio è costretto dopo pochi giorni a piangere la scomparsa di un altro tecnico che, fortunatamente in questo caso, ha potuto godersi la propria carriera dall’inizio alla fine e una lunga vita.

Vujadin Boskov, allenatore e calciatore serbo, infatti, è morto oggi all’età di 82 anni. La notizia è stata resa nota dal Vojvodina Novi Sad, il club in cui Boskov giocò per dieci anni, dal 1950 al 1960, e che allenò per altri otto anni, dal 1964 al 1971.

Nel corso della sua carriera di tecnico, Boskov ha allenato club europei importanti come Real Madrid e Feyenoord ma gran parte della sua vita d’allenatore è legata indissolubilmente al nostro paese. In Italia, infatti, Boskov ha allenato cinque squadre: l’Ascoli, la Sampdoria, la Roma, il Napoli e il Perugia.

Dopo aver allenato l’Ascoli, e averlo portato in Serie A nella stagione 1985-86, l’anno successivo Boskov si trasferì a Genova, sponda blucerchiata, dove fu uno degli artefici del periodo d’oro della Sampdoria.

Con il tecnico serbo in panchina, infatti, la Sampdoria, che all’epoca tra le sue fila annoverava giocatori del calibro di Roberto Mancini, Gianluca Vialli, Gianluca Pagliuca, Pietro Vierchowod, Toninho Cerezo, Attilio Lombardo e tanti altri, conquistò uno storico scudetto e una Supercoppa Italiana nel 1991 e due Coppe nazionali nel 1988 e nel 1989.

In ambito europeo, invece, Boskov portò la Samp alla conquista della Coppa delle Coppe nel 1990 (l’anno prima riuscì ad arrivare in finale, perdendola contro il Barcellona). La finale con i Blaugrana si ripetette nel 1992, stavolta nella vecchia Coppa dei Campioni: anche in questo caso, però, fu il Barcellona ad avere la meglio sui doriani.

Dopo sei anni trascorsi a Genova, Boskov passò alla Roma (fu lui l’allenatore con cui Francesco Totti esordì in Serie A nel 1993) ma ci restò soltanto un anno. Anche i due anni trascorsi successivamente a Napoli non gli portarono nessuna soddisfazione a livello di titoli.

Nel 1997, dopo un anno trascorso al Servette, Vujadin Boskov ritornò a sedersi sulla panchina della Sampdoria. La stagione successiva, il tecnico si trasferì al Perugia e, dopo due anni come commissario tecnico della nazionale jugoslava, nel 2001 pose fine alla sua carriera di allenatore.

Prima del trasferimento in Italia, Boskov, oltre a Real Madrid, Feyenoord e Vojvodina Novi Sad, ha allenato anche Young Boys, ADO Den Haag, Real Saragozza e Sporting Gijon, vincendo un campionato spagnolo e due coppe di Spagna con il Real Madrid e una Coppa d’Olanda con l’ADO Den Haag.

La sua carriera di calciatore, invece, è iniziata nel 1950 per finire nel 1964. Boskov ha militato nel precitato Vojvodina Novi Sad, nella Sampdoria e nello Young Boys, vincendo soltanto una medaglia d’argento con la nazionale jugoslava ai giochi olimpici di Helsinki 1952.

I funerali si svolgeranno martedì prossimo a Begec, la città dove nacque il 16 maggio 1931.

In Italia, Boskov è diventato celebre anche per le sue massime che sono diventati nel tempo, veri e propri tormentoni.