La Figc contro i tagli del Coni: “Finanziamo già le medaglie olimpiche”

La Federcalcio non ci sta e protesta per la sforbiciata ai soldi pubblici decisa dal Coni: le dichiarazioni del direttore generale Michele Uva

Il calcio deve essere considerato alla stregua di tutti gli altri sport e non avere più i privilegi del passato. Il Coni è stato chiaro e traducendo la cosa in soldoni, sin da subito la Federcalcio dovrebbe avere circa 20 milioni di euro in meno di soldi pubblici a disposizione. L’ufficialità si avrà solo mercoledì prossimo, ma grazie ad una sorta di “fondo di riserva”, la sforbiciata potrebbe essere inferiore, intorno ai 17 milioni di euro. Si tratta in ogni caso di una cifra importante, che non potrà non influire negativamente sui prossimi progetti del governo del calcio italiano, seppur Tavecchio abbia inserito tra i suoi obiettivi quello di un auto-finanziamento del calcio, che quindi presto non dovrebbe avere più bisogno dei soldi dei contribuenti.

Nell’immediato, tra le prossime mosse della Figc potrebbero esserci importanti sacrifici per le varie leghe (A, B, Pro e Dilettanti), che lo stesso Tavecchio spera di riuscire presto a riunificare sotto un unico esecutivo. Intanto, però, la Federazione Italiana Giuoco Calcio, si fa sentire, eccome, tramite il direttore generale Michele Uva, che sottolinea come l’azienda calcio, a partire dalla Serie A, abbia già contribuito oltremodo alle spese dello sport italiano in generale:

“La Serie A versa al sistema circa un miliardo. Il calcio – evidenzia Uva a Radio Anch’io lo Sport su Radio Rai – , dal 1948 al 2003, ha finanziato con 18 miliardi di euro lo sport italiano, quindi le 422 medaglie olimpiche sono state esclusivamente finanziate dal calcio, perché c’era un rapporto diretto fra Totocalcio e contributi al Coni”.

La Figc, fin qui, ha ottenuto oltre 60 milioni di euro l’anno, contro cifre a confronto irrisorie versate nelle casse degli altri sport. Il tutto sarebbe commisurato a quanto prodotto, secondo Uva, ma il Coni non la pensa così ed è pronto ad introdurre regole per l’accesso ai soldi pubblici identiche per tutte le discipline e che si baseranno, tra l’altro, su risultati e numero di tesserati.

“Nello stesso periodo 1948-2003 – prosegue Uva – , il calcio ha finanziato – con 18,73 miliardi di euro – l’erario, perché un terzo di tutto il montante veniva versato nelle tasse. Finora il calcio ha dato e lo ha fatto anche negli ultimi 10 anni. E’ l’unico sport che versa nelle casse dello Stato dei soldi. I giornali parlano di una riduzione di 25-27 milioni, noi però non abbiamo dati ufficiali da commentare. Sappiamo solo che, a metà di una stagione sportiva, i tagli andrebbero a bloccare una serie di attività istituzionali, che la Figc da sempre organizza e quindi inciderebbero sul Settore giovanile e scolastico, sull’Assoarbitri o sulla giustizia sportiva, che costa 5 milioni”.

Se il calcio dovrà fare a meno di una cifra importante proveniente dal Coni, lascia intendere Uva, ci sarà il taglio inevitabile di iniziative ritenute “di secondo piano”, come quelle dedicate principalmente ai ragazzi, gli atleti del futuro, agli arbitri e alla giustizia sportiva. Meno soldi, istituzioni meno efficienti, dice chiaramente il dg della federcalcio:

“I soldi che il Coni versa nella casse della Figc vanno al Settore giovanile, all’Aia, al Centro tecnico, alla giustizia sportiva e, in piccola parte, alla Lega nazionale dilettanti. Quando conosceremo la cifra, ci sarà una parte politica che agisce e io, da manager, farò invece i tagli necessari – conclude -, per portare il bilancio in pari, visto che siamo un’associazione no-profit, come presuppone il nostro Statuto”.